

Cultura & Spettacoli
Intervista al regista in residenza, Roberto Catalano
Un Festival che svela Monteverdi nel profondo
Il regista: la sua musica, un distillato di sentimento
Già apprezzato per il suo Polittico monteverdiano nel 2024 e coinvolto anche per il Ballo in Maschera nella stagione autunnale del Teatro Ponchielli (mentre ancora abbiamo negli occhi il suo suggestivo Trovatore del 2021), Roberto Catalano è il regista in residenza del Monteverdi Festival: sarà sua la regia de L’incoronazione di Poppea, opera che apre l’edizione 2026.

Catalano, come nasce il suo interesse per la musica di Monteverdi? E dove risiede, secondo lei, la sua modernità? Un’opera imprescindibile...
«La musica di Monteverdi è un distillato di sentimento. Credo ci parli così direttamente perchè ha in sé una potentissima forma di sincerità. La sua onestà risiede nell’intercettare come funzionano gli esseri umani. Per questo non puoi ignorarla. Perché è come un’amica che viene a trovarti e che ti spiega come sei fatto perché tu da solo non ci sei arrivato.
È per questo che da questa musica il teatro sgorga quasi senza interventi esterni. È già lì, custodito in potenza nella parola e nella nota che eleva quella parola.
Un’opera imprescindibile per me resta Poppea. Forse perchè è stata con me in questi mesi o forse perchè mi parla come una di quelle canzoni che sembra siano state scritte apposta per te».
Lei ha già collaborato con il Festival: le sembra cresciuto in questi anni? E qual è il suo rapporto con la direzione artistica e musicale?
«Ho debuttato al Monteverdi Festival nell’edizione del 2017...
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Carla Parmigiani