Appuntamento sabato 17 ottobre, alle 21, all'Auditorium del Museo del Violino
Nell’estate del 1819 Franz Schubert ha ventidue anni e trascorre una lunga vacanza a Steyr, nell’Alta Austria, insieme al baritono Johann Michael Vogl, il suo interprete prediletto. Tra passeggiate e serate musicali conosce Silvester Paumgartner, ricco proprietario di miniere e violoncellista dilettante, che gli commissiona un quintetto dall’organico insolito – pianoforte, violino, viola, violoncello e contrabbasso – con una richiesta precisa: un movimento di variazioni sulla Trota , un Lied scritto due anni prima. Schubert lo compone in autunno. Il contrabbasso si prende il basso e lascia al violoncello del committente la libertà di cantare; della canzone resta la melodia, il guizzo dell’acqua, ma non la cattura finale. Ne esce un idillio, scrive Giovanni Carli Ballola, dal sapore «greve e inebriante delle frutta estive troppo mature». Schubert non provò mai a venderlo: fu pubblicato nel 1829, un anno dopo la sua morte.
Se Schubert lascia fuori dal Quintetto il dolore del Lied, Brahms nel suo Quartetto in sol minore op. 25 lo lascia affiorare apertamente. Lo comincia nel 1855 e lo completa nel 1861, anno della prima esecuzione, ad Amburgo, con Clara Schumann al pianoforte: sono gli anni...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 22 OTTOBRE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
Stefano Frati

