Cultura & Spettacoli

Se la “playlist” dell’ultimo viaggio è momento di autentica poesia

Musica e funerali. Il caso dello stilista Valentino insegna: fonte di ispirazione anche in questo

Mi rendo conto che il tema non è particolarmente allegro, ma è comunque un tema e come tale merita di essere sviluppato. Oltretutto mi è stato suggerito da un recente fatto di cronaca di cui ha parlato il mondo, la scomparsa di Valentino, che mi ha fatto prendere una decisione: quando me ne andrò nell’aldilà voglio una “colonna sonora” come quella del celebre stilista. Perché una delle paranoie di noi che esercitiamo l’arte della musica da professionisti è quella di scegliere, per l’ultimo viaggio, i brani migliori possibili, quelli più raffinati, proprio per segnare una maggiore conoscenza e competenza, fino alla fine. E allora vengono in mente le opere “speculative” di Bach, l’Arte della fuga piuttosto che l’Offerta musicale, tra le più “alte” mai concepite da mente umana, oppure si pensa di attingere alla playlist personale, che peraltro per un musicista militante muta nel corso degli anni, anzi nel corso dei mesi e dei giorni, e comunque per quanto mi riguarda potrebbe essere la Terza di Mahler, la Quarta di Brahms, la Quinta di Ciaikovskij, via via a innestare marce sempre più alte, come fosse il cambio di una macchina quando ancora il cambio era manuale. Ma vale la pena scervellarsi con scelte così sofisticate quando il funerale, dopotutto, è un momento di condivisione? La cosa migliore è fare come Valentino, ovvero scegliere preventivamente una “colonna sonora” scandita essenzialmente da brani musicali belli e popolari, ovvero belli per tutti e conosciuti da tutti. Come ha raccontato anche il quotidiano la Repubblica in un articolo ad hoc, non è stata una playlist qualsiasi quella risuonata in chiesa per il funerale di Valentino...
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Roberto Codazzi
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