Ricorrono i 150 anni dalla sua nascita. Il Fondo a lui dedicato è custodito presso la Biblioteca Statale di Cremona e conserva più di duemila titoli
Ricorrono quest’anno i 150 anni dalla nascita di Illemo Camelli: una figura di spicco del panorama culturale cremonese che, per diversi decenni, ha rivestito un ruolo di rilievo nella società della città. Uomo dal profilo poliedrico, si è dedicato prima alla politica e alla sfera sociale e successivamente, anche a seguito dell’ordinazione sacerdotale, all’ambito culturale e artistico locale.
Camelli fu sacerdote, scrittore, pittore e grafico, ma anche studioso d’arte, conservatore di beni culturali, restauratore e critico del restauro, senza dimenticare la sua vocazione di educatore e sostenitore della causa sociale.
Quasi a testimoniare la sua versatilità, il Fondo Camelli, custodito presso la Biblioteca Statale di Cremona, costituito da un ricco epistolario e dai volumi della sua biblioteca personale, conserva più di duemila titoli: un patrimonio librario nel quale è possibile intravedere le tessere della sua complessa formazione culturale, artistica, religiosa, politica, filosofica e letteraria.
Una formazione lunga una vita intera, che di seguito si cercherà di ripercorrere nelle tappe salienti, guidati e aiutati da alcuni suoi scritti, come l’autobiografia Dal socialismo al sacerdozio pubblicata nel 1911, il saggio La morte dell’arte del 1937, oltre che dai moltissimi articoli dati alle stampe su riviste locali e nazionali.
Illemo Camelli nasce ad Acquanegra sul Chiese come secondogenito di tre figli; la sorella maggiore condivide con lui un curioso nome ‘inverso’, nato dalla lettura del cognome al contrario privato dell’iniziale: un segno di eccentricità impresso fin dalla nascita.

LE ORIGINI UMILI E IL BATTESIMO POLITICO
Di origini semplici, legate alla terra e alla vita rurale, un contesto familiare nel quale riceve anche una sorta di precoce battesimo politico: egli cresce ascoltando i racconti del padre, protagonista dei moti risorgimentali e patriottici, imprigionato a Mantova con Tito Speri e i martiri di Belfiore. Camelli ricorderà “tenendomi sulle ginocchia, ed io aggrappandomi alla sua barba fluente, mi narrava le eroiche vicende oscure dei congiurati con Mazzini e gli ardori sul campo della gloria con Garibaldi”...
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Serena Carpaneto

