

Cultura & Spettacoli
Reitano, mai amato dagli “snob”. Una ragione di più per riabilitarlo
Mino Reitano
Pluristrumentista aveva condiviso gli inizi con i Beatles (offrendo nduja)
In generale mi piace raccontare la musica da una prospettiva non ortodossa, si scoprono cose più interessanti. Appartengo a una generazione in cui, specie nel campo della cosiddetta musica leggera, il valore degli artisti non era commisurato alla loro oggettiva preparazione e bravura, e questo non l’ho mai digerito. In questa rubrica ho per esempio reso omaggio, quando è scomparso, a Toto Cutugno, che ha sì avuto un indiscusso successo commerciale e fatto palate di soldi (ammesso che questi abbiano un valore) ma è sempre stato visto con una certa spocchia dal pubblico e dalla critica con la puzza sotto il naso in quanto autore de L’Italiano, quello di “lasciatemi cantare con la chitarra in mano...”. Eppure era un bravo compositore e pluristrumentista, uno insomma che conosceva i ferri del mestiere. A proposito di Italiano, nei giorni scorsi mi è venuto in mente un altro personaggio che merita senza dubbio una riabilitazione perché il 27 gennaio – che oltre alla “Giornata della memoria” è l’anniversario della morte di Giuseppe Verdi – ne ricorreva l’anniversario della scomparsa, avvenuta nel 2009. Mi riferisco a Beniamino Reitano, detto Mino, calabrese di Fiumara ma trapiantato in Brianza. Da giovane frequenta il Conservatorio di Reggio Calabria, dove studia violino, pianoforte, tromba, una formazione di tutto rispetto, insomma. Esordisce giovanissimo soprattutto come artista rock and roll – in quegli anni andava di moda – poi intraprende il successo come cantante ed è autore di quasi tutte le sue canzoni, alcune molto belle come Una chitarra cento illusioni, ma la critica lo vede sempre con un certo pregiudizio per la sua anima e la sua estetica troppo popolari...
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Roberto Codazzi