

Cultura & Spettacoli
Ravel e Glass: evocare molto con relativa economia di mezzi
Katia e Marielle Labèque, [foto Umberto Nicoletti]
Stradivarifestival - il pianoforte: le sorelle Labèque
“Impressioni minimali”, il titolo del prossimo concerto offerto dallo StradivariFestival, sembra quasi un ossimoro. L’impressionismo di Ravel e il minimalismo di Philip Glass occupano territori estetici distanti, almeno in apparenza. La scommessa del programma è dimostrare che non è così. Sul palco dell’Auditorium Giovanni Arvedi, mercoledì 18 marzo alle 21, Katia e Marielle Labèque eseguono Glass: apre e chiude la serata con due lavori legati a Jean Cocteau: La Belle et la Bêtee e Les Enfants Terribles. Entrambe le opere, composte rispettivamente nel ‘94 e nel ‘96, sono nate come opere per il teatro musicale; qui compaiono nelle trascrizioni per due pianoforti di Michael Riesman. Glass aveva con Cocteau un’affinità precisa. Lo riconosceva come «un vero uomo di teatro» e leggeva nei suoi film non delle fiabe ma opere allegoriche «sulla creatività e sul processo creativo». Un giudizio che dice qualcosa anche sulla musica dell’autore: le ripetizioni, le strutture cicliche, i cambiamenti millimetrici non sono decorazione. Sono il soggetto. «Cerco di creare una situazione di cui non so l’esito finale», dichiarava il compositore americano in una intervista del 1987. Quella disponibilità all’ignoto è ciò che tiene viva la sua musica, anche a distanza di decenni...
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Stefano Frati