

Cultura & Spettacoli
Prometeo che osò sfidare Zeus in nome della libertà
Dirck van Baburen, “Prometeo incatenato da Efesto” Museo Reale, Amsterdam
Intorno al mito, una riflessione sul ruolo dell’uomo e del suo sapere tecnico in continua espansione
Il mito di Prometeo è talmente noto che vale la pena di riportarlo solo a grandi linee, aggiungendo qualche particolare non sempre divulgato a dovere.
Dunque Prometeo (colui che riflette prima) e suo fratello Epimeteo (colui che riflette dopo) erano due titani benvoluti da Zeus al punto da partecipare sovente ai banchetti dell’Olimpo.
Il padre degli dei incaricò i due fratelli di dotare gli animali di caratteristiche particolari per ogni specie in modo che potessero vivere senza troppe paure e potessero procurarsi il cibo più facilmente. Epimeteo si mise subito all’opera; ad alcune specie donò zanne, ad altre artigli, ad altre fiuto, ad altre ancora vista ed ali, ad alcune la velocità, ad altre al forza, ad altre ancora l’astuzia. Ma Epimeteo, che non era dotato di una mente particolarmente brillante, si era dimenticato dell’uomo che, rimasto senza prerogative, continuò a vivere al limite della sopravvivenza, nascosto in grotte e spelonche, impaurito da tutto.
D’altro canto Prometeo, il più intelligente dei due, amava l’uomo a cui voleva trasmettere il proprio sapere e le arti di cui era in possesso come l’astronomia, la medicina, la matematica ed altre. Amava l’uomo a tal punto da non accettare di vederlo condurre una vita meschina, decise quindi di donare agli uomini il fuoco così che potessero scaldarsi, cuocere il cibo e costruire utensili.
I DUE MUCCHI
Zeus non vedeva di buon occhio quel dono, credeva che gli umani sarebbero diventati sempre più abili e potenti e quindi più difficili da tenere sotto controllo. Per questo i rapporti con Prometeo si erano fatti difficili, finché la situazione non esplose in occasione di un banchetto durante il quale Prometeo commise l’errore di ingannare il padre degli dei; dopo aver sacrificato un toro, fece due mucchi dei suoi resti con la pelle dell’animale, la carne migliore fu messa nel mucchio più piccolo che avrebbe donato agli uomini, mentre in quello più grande nascose le ossa che coprì con uno strato di grasso, poi chiese a Zeus di scegliere quale dei due volesse. Inutile dire che il padre degli dei scelse il secondo, ma, accortosi dell’inganno, per la rabbia tolse il fuoco agli uomini condannandoli a mangiare cibi crudi come gli animali. Prometeo, per nulla intimorito, non accettò che le sue creature preferite dovessero essere punite per un torto che non avevano commesso, quindi, recatosi di notte nella fucina di Efesto, sottrasse una scintilla dal fuoco divino e la consegnò agli uomini, insegnando loro come usarla. Ma il furto fu presto scoperto; dall’alto dell’Olimpo Zeus vide i fuochi punteggiare la notte e sentì gli uomini cantare festosi.
LA PUNIZIONE
Decise quindi di punire Prometeo per la sua disobbedienza facendolo incatenare sulle montagne del Caucaso dove avrebbe sofferto il freddo, la fame e dove ogni mattina un’aquila gli avrebbe aperto l’addome e divorato il fegato che sarebbe ricresciuto nel corso della notte seguente.
Prometeo fu in seguito liberato da Eracle che...
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LA SCHEDA
Giuseppe Pigoli, medico, patologo clinico, dopo uno staging biennale presso l’Università degli Studi di Pittsburgh, si è specializzato in Oncologia e Ematologia e ha prestato servizio presso il nostro ospedale fino a dicembre 2007. Svolge attività di libero professionista e di consulenza presso strutture private. Ha pubblicato testi di medicina presso case editrici specializzate (UTET medica, EDRA edizion)i. È autore di testi di saggistica e narrativa.
Giuseppe Pigoli