

Cultura & Spettacoli
La riflessione. L’iter è ancora lungo ma da qui in avanti meglio non dimenticare Stradivari e Monteverdi
Più città del violino o di pianura?
La presentazione in Cortile Federico II di Cremona 29 “Pianura Futura”
“Annebbiata” la nostra identità Perplessità su titolo e temi della candidatura a Cremona Capitale della Cultura
Premetto che, attraverso questa rubrica, ho espresso da subito la mia soddisfazione quando il Comune di Cremona ha deciso di avanzare la candidatura della città a Capitale della Cultura per il 2029, in modo che nessuno possa dire che il mio sia un atteggiamento pregiudiziale. Anzi, avevo benedetto anche eventuali candidature in ticket con Pavia e Lodi o con Piacenza, ipotizzate nei mesi precedenti, in modo da unire le forze con altre realtà per riuscire a bissare il successo ottenuto da Brescia e Bergamo nel 2023. Ora però devo manifestare la mia perplessità dopo la presentazione ufficiale in cortile Federico II dello scorso 23 settembre in cui amministratori comunali e agenzia incaricata di istruire l’ iter per la candidatura hanno illustrato il progetto al pubblico. Già il titolo, “Pianura Futura”, è a dir poco deludente, non tanto per la scarsa efficacia dello stesso. Nella lunga militanza giornalistica che di fatto, anche con questa rubrica, porto avanti ancora oggi, mi hanno infatti insegnato – è l’ abbiccì del mestiere – che un titolo debba sintetizzare il più possibile i contenuti di un articolo. Nel caso di specie, il titolo dovrebbe rappresentare l’identità della città che si intende promuovere, ovvero le caratteristiche che la rendono unica, e Dio solo sa quante ne abbia Cremona, capitale mondiale del violino e della liuteria, città della musica, di Monteverdi (inventore del melodramma) e Stradivari, culla di Mina e Tognazzi...
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Roberto Codazzi