A partire dall’8 di giugno, l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Crema organizza quattro incontri per scoprire i monumenti e le opere d’arte ecclesiastiche del territorio
L’ Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Crema, diretto dal 18 novembre 2023 da don Andrea Rusconi, organizza una serie di conferenze a partecipazione gratuita per scoprire i monumenti e le opere d’arte ecclesiastiche presenti nel Cremasco. Gli incontri si terranno per quattro lunedì (8, 15, 22, 29) di giugno alle ore 21 presso altrettante chiese: San Martino a Palazzo Pignano, San Lorenzo ad Azzano, Sant’Ambrogio a Torlino Vimercati e Madonna delle Assi a Monte Cremasco. Relatori saranno l’archeologa Marilena Casirani e gli storici dell’arte Gabriele Cavallini e Matteo Facchi. La rassegna, intitolata “Lunedì d’arte. Alla scoperta del patrimonio culturale della Diocesi di Crema” , è realizzata in collaborazione con il Consorzio Le Pro Loco del drago Tarantasio, la Pro Loco Crema, la Pro Loco di Monte Cremasco, la Pro Loco Palazzo Pignano, la Società Storica Cremasca e UniCrema .
Tratteggiamo qui la storia del primo edificio, rimandando al prossimo mese per gli altri tre .
La rassegna inizia da Palazzo Pignano, dove si trovano i primi edifici dedicati al culto cristiano noti nel Cremasco. Il paese è famoso, più all’estero che in Italia, per gli scavi archeologici di una villa romana, di una chiesa a pianta circolare e di un battistero tardoantichi, oltre che per la pieve romanica di San Martino tuttora esistente (fig. 1). L’area archeologica fu resa accessibile a pubblico a partire dal 2000 e l’anno successivo fu inaugurato il piccolo Antiquarium che conserva una parte dei reperti rinvenuti nella zona. Altri oggetti provenienti da Palazzo Pignano sono esposti presso il Museo Civico di Crema e del Cremasco.
LEGGENDE E SCAVI ARCHEOLOGICI
Ritrovamenti archeologici occasionali, di cui si hanno solo vaghe testimonianze orali, risalgono agli anni cinquanta del Novecento e furono propiziati dal diffondersi degli aratri meccanizzati che permettevano di spingersi più in profondità nel rivoltare la terra.
La prima campagna ufficiale di scavo si ebbe solo nel 1963 sotto la direzione del soprintendente Mario Mirabella Roberti, tuttavia il ricordo dell’importanza e dell’antichità del sito non erano mai venuti meno fra gli storici e gli eruditi di tutte le epoche che incrociando toponimi (suggestivo quello di strada dei ‘Luoghi vecchi’ della via che conduce agli scavi), testi paleocristiani e documenti medievali, tentarono di spiegare come mai Palazzo Pignano e parte del Cremasco fossero sotto la giurisdizione della Diocesi di Piacenza, anziché sotto quella di Cremona e Lodi come il resto del territorio. Nacque così la leggenda, messa per iscritto nel 1651 dallo storico piacentino Pier Maria Campi nella Historia ecclesiastica di Piacenza , secondo cui i nobili romani Piniano Valerio Severo (378-432 d.C.) e la moglie Melania Valeria Massima (+ 439), donarono i loro possedimenti alla Diocesi di Piacenza. L’uomo sarebbe stato il proprietario della villa e avrebbe dato il suo nome all’abitato. I due coniugi sono personaggi storici realmente esistiti, corrispondenti epistolari dei santi Agostino, Paolino da Nola e Girolamo, ed effettivamente nel 403, dopo la morte dei figli ancora piccoli, decisero di donare alla Chiesa tutte le loro proprietà e ritirarsi in monastero a Gerusalemme.
La storiografia recente tende a non prestare troppa fede a questa tradizione che pure è cronologicamente compatibile con i dati archeologici...
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Matteo Facchi

