Cultura & Spettacoli

«Per avvicinarsi alla musica senza pregiudizi»

L'Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino

Dal 30 gennaio protagonista la nuova edizione di StradivariFestival

StradivariFestival, edizione 2026 al via. Un anno intero di grandi concerti nel segno del “Futuro della Classica, la Classica del Futuro”, un chiasmo che rappresenta e rafforza l’idea di una stagione che volutamente alterna, fa dialogare e mette a confronto musiche di ieri e di oggi.
Ad aprire la stagione, come già l’anno scorso, la seconda edizione de “il Pianoforte”, con un poker di concerti interamente dedicato a questo affascinante strumento. L’organizzazione è a cura di Museo del Violino e Unomedia con il sostegno di Fondazione Arvedi-Buschini e MdV friends.
Protagonista del primo appuntamento - venerdì 30 gennaio all’Auditorium Giovanni Arvedi - sarà uno dei più raffinati pianisti italiani, Andrea Lucchesini. 
«Il passaggio da una programmazione circoscritta a un festival che si svolgeva in autunno a un palinsesto che copre tutto l’anno è senza dubbio una dimostrazione di maturità e della volontà di dare un ulteriore respiro internazionale alla stagione musicale dell’Auditorium Arvedi - esordisce Roberto Codazzi, direttore artistico del Museo del Violino e di StradivariFestival-. In quest’ottica la prima edizione di una rassegna dedicata al Pianoforte è stato senza dubbio un successo perché testimonia l’intenzione di non offrire solo musica legata al violino o agli strumenti ad arco, a maggior ragione se si considera che la sala è dotata di un magnifico pianoforte grancoda e che lo strumento con i tasti bianchi e neri è tra i più amati dal pubblico. Anche in questo 2026 si parte dunque con il Pianoforte e con quattro concerti con interpreti se possibile ancora più importanti a famosi dell’anno precedente, da Lucchesini a Buchbinder, da Pogorelich alla sorelle Labeque».
Roberto Codazzi, direttore artistico MdV
Roberto Codazzi, direttore artistico MdV
Tema di quest’anno è “Il Futuro della Classica. La Classica del Futuro”. Viene spontanea una domanda: cosa resterà della musica classica?
«Si pensa alla Classica come a qualcosa di vecchio, in realtà nella musica, e nell’arte in genere, è il concetto di modernità quello che conta, nel senso di opere che hanno secoli di vita ma che mantengono immutata la loro freschezza, la loro capacità di emozionare e colpire gli spettatori...
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Carla Parmigiani
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