Attivo tra Cremona, Parma e Pavia, Bernardino Gatti fu tra i grandi del “nostro” Rinascimento
Il mondo artistico del Cinquecento a Cremona è un crocevia di pittori, musicisti, architetti particolarmente vario, in cui non è solo il cittadino locale a emergere fra i molti, ma tante sono le maestranze forestiere che colgono in questa città l’opportunità di approfondire le proprie conoscenze e aumentare il proprio prestigio. Fra i grandi del Rinascimento cremonese è da ricordare Bernardino Gatti, di cui il 2026 celebra i suoi 450 anni dalla sua morte.
DA PAVIA A CREMONA
Delle origini del pittore si hanno poche informazioni alcune delle quali sono dedotte da documenti e testimonianze più tarde rispetto agli anni della formazione. La sua origine pavese, collocata nell’anno 1495, è ormai indiscussa e proprio l’artista comunica il suo forte legame con la città firmando (a memoria dei secoli a venire) “papiensis” gli affreschi nella chiesa di Santa Maria in Campagna (PC). Per un pittore dei primi decenni del Cinquecento, giungere nella città di Cremona significa trovare sul ponteggio della Cattedrale di Cremona pittori come Boccaccio Boccaccino, Altobello Melone, il bresciano Girolamo Romanino. Questi pittori trasformano le linee più classiche e tradizionali verso una rilettura delle opere in chiave anticlassica, scardinando la tipica dolcezza dei volti e le composizioni immobili che stimolano la contemplazione verso una narrazione molto più concitata e dinamica, verso personaggi sempre più verosimili, ricche di pathos e energia. Bernardino Gatti, secondo la datazione delle opere più antiche, è documentato per la prima volta a Cremona nel 1525. In questo anno realizza per la chiesa di San Giovanni Nuovo una Madonna con Bambino fra i santi Rocco e Sebastiano (affresco strappato e ora conservato nella Pinacoteca Civica) e si presenta sulla scena cremonese con un bagaglio culturale già impostato, ma comunque aperto alle nuove tendenze pittoriche del tempo. Fra i nuovi modelli particolarmente interessanti al Gatti c’è anche Giovanni Antonio de Sacchis, il Pordenone, che in questi anni ha già preso parte alla decorazione della navata centrale in Cattedrale portando ancora più scompiglio in quella linea narrativa. I precedenti artisti avevano trasformato le fisionomie più classiche dei volti e dei panneggi in forme più moderne ma pur sempre inserite in contesti architettonici precisi che mettevano in risalto, secondo prospettive talvolta centrali, talvolta accidentali, il contesto in cui la storia prendeva svolgimento...
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Elena Poli

