Paginone Storico

Sant’Ilario nella storia della Città nova

La volta con Sant’Agostino che intercede per Cremona [Betty Poli]

La complessa vicenda di una chiesa, specchio di fermenti e inquietudini di un intero quartiere

Vescovo, teologo, dottore della Chiesa e instancabile difensore dell’ortodossia cristiana contro l’arianesimo: Sant’Ilario di Poitiers, vissuto nel IV secolo, è una figura centrale del cristianesimo delle origini e a lui è dedicata la chiesa che ancora oggi si affaccia su via Garibotti a Cremona. 
In occasione della ricorrenza liturgica del 13 gennaio, giorno che la Chiesa dedica alla sua memoria, è interessante tornare a scoprire la lunga e complessa vicenda storica di questo edificio sacro, che non è soltanto un monumento architettonico, ma anche lo specchio di un quartiere, di una comunità e delle tensioni religiose, sociali e culturali che hanno attraversato Cremona per diversi secoli. 
La storia della chiesa di Sant’Ilario, infatti, non può essere letta esclusivamente attraverso le sue murature, le sue opere d’arte o le sue successive ricostruzioni. Essa è piuttosto il risultato di secoli di tensioni, riforme, devozioni e mutamenti culturali.
La facciata della chiesa di Sant'Ilario [foto Betty Poli]
La facciata della chiesa di Sant'Ilario [foto Betty Poli]
CITTÀ NOVA
Per comprendere la sua storia occorre partire anzitutto dal luogo in cui sorge: la zona cosiddetta Città Nova, uno spazio cittadino che fin dalle origini si è distinto per sentimenti di novità, fermento e, non di rado, inquietudine. 
Con la costruzione della nuova cinta muraria, conclusa nel 1187, l’assetto urbano di Cremona si amplia oltre il limite dell’antico nucleo cittadino. L’area al di là dell’attuale corso Campi viene inglobata entro le mura e assume progressivamente una fisionomia propria. È qui che prende forma la Città Nova contrapposta alla Societas Militum della città antica, questo è il quartiere della Societas Populi: un territorio abitato da artigiani, mercanti, una borghesia emergente caratterizzata da scambi economici e lavoro manuale. 
Nel corso del tempo in questo contesto sembra si sviluppino fermenti religiosi eterodossi, ereticali, non tanto come deviazioni dottrinali astratte, ma risposte concrete a una crisi profonda della Chiesa medievale, percepita come distante, ricca e poco aderente al messaggio evangelico. Movimenti come quello dei Catari, degli Umiliati o dei Patarini trovano terreno fertile, alimentati dal desiderio di una religiosità più semplice, fondata sulla povertà, sul lavoro e sulla lettura diretta delle Scritture. 
La navata unica dalla luce diffusa [foto Betty Poli]
La navata unica dalla luce diffusa [foto Betty Poli]
La Chiesa ortodossa risponde rafforzando nel tempo la propria presenza: nelle strade del nuovo spazio cittadino si registra una fitta presenza di monasteri e chiese spesso non direttamente dipendenti dal potere episcopale locale. San Benedetto, San Salvatore, Santa Monica, Sant’Agata compongono un mosaico complesso, che riflette la pluralità dell’equilibrio ecclesiastico cittadino...
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Serena Carpaneto
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