

Cultura & Spettacoli
Maia, Flora, Cerere: la natura si risveglia
La Fontana di Cerere, nel parco della Reggia di Caserta
Nell'antica Roma, maggio era punteggiato da feste e rituali che ne celebravano i suoi prodotti
Sembra ormai assodato che il nome di maggio derivi da quello di un’antica divinità, Maia, associata al risveglio della natura in questo mese e alla fertilità. Nome a cui è collegato anche quello del maiale (in latino sus maialis , cioè ‘porco di Maia’) secondo quanto riferisce nelle sue Etimologie Isidoro di Siviglia, teologo e dottore della Chiesa (VII secolo d. C): che cioè il maiale (castrato) o, come altra tradizione vuole, la scrofa (gravida) nel mondo romano veniva sacrificato alla dea in occasione della sua festa celebrata in maggio dai sacerdoti del dio del fuoco Vulcano. Da qui anche l’ipotesi che Maia fosse a sua volta un’antica dea del fuoco e, in senso traslato, del ‘calore’ sessuale che dà impulso al perpetuarsi della vita e, comunque, che facesse coppia con Vulcano, come suggeriscono sia lo scrittore latino Aulo Gellio (II secolo d. C.) sia il grammatico Macrobio Teodosio (IV/ V secolo d. C.).
Ben prima, di Maia si trova traccia nella cultura greca, in apertura di uno degli inni omerici, quello dedicato ad Ermes, divinità cui corrisponde quella latina di Mercurio, figlio, secondo la tradizione, della ‘vereconda ninfa’ Maia, messaggero degli dèi, guida per i morti nell’oltretomba (e per questo detto psicopompo ), protettore di viaggiatori, commercianti, oratori e atleti, ma anche di ladri: ciò in rapporto con la sua innata astuzia e con le sue imprese infantili. Nell’inno il dio è definito signore di Cillene (il nome è proprio di una città greca e, insieme, di un monte dell’Arcadia ‘ricca di pecore’), nato dal connubio di Zeus, la divinità suprema, con Maia, la venerabile ‘figlia dai bei capelli’ della ninfa oceanina Pleione e del titano Atlante (quello che secondo la leggenda sostiene sulle spalle la sfera celeste), ninfa lei stessa, che, sfuggendo al mondo degli dei, in quel luogo viveva in un antro ombroso. Qui, mentre ‘il sonno abbracciava la sua sposa Era, Zeus era solito, a notte profonda, scendere per unirsi nascostamente con la ninfa. E’ così che Maia ‘dalle belle scarpe’ genera Ermes: nato all’alba, già a mezzogiorno è in grado sia di creare dal guscio di una tartaruga la lira (detta anche ‘tartaruga sonora’) sia di rubare con l’astuzia i buoi del fratello maggiore Apollo, che glieli avrebbe poi lasciati in cambio di quello strumento musicale appena creato...
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Renata Patria