A piedi nudi nel parco: il bilancio
Chiuso il sipario, il tendone da circo ha ripreso il suo viaggio. Porta Mosa si sente orfana di “A piedi nudi nel parco”, la prima edizione di un festival che ha saputo unire e offrire gratuitamente alla città linguaggi diversi: dal teatro al cinema, dai laboratori espressivi al talk, dalla musica al Dj set in un tempo sospeso tra gioco e riflessione. Un vuoto nel parco, fatto di un prima e di un dopo: «Se ripenso a queste due settimane, la prima immagine che mi viene in mente è da Sabato del Villaggio – esordisce Mattia Cabrini della Compagnia dei Piccoli e che del Festival è stato il direttore artistico –; l’immagine di una festa tanto attesa, preparata nel dettaglio e che poi si è chiusa. La sensazione di un volo che si è compiuto, senza lasciare cose in sospeso».
Tanta gente agli spettacoli, la città ha risposto in maniera forse inaspettata. Perché, secondo lei?
«Penso ad almeno tre ragioni. Da una parte la tenda evocava l’idea che si trattasse di un’occasione, qualcosa di provvisorio da non lasciarsi sfuggire; un’occasione tecnica (lo spettacolo), ma anche poetica (l’incontro). E poi, la specificità del parco, all’interno del quale generazioni diverse hanno potuto ritrovarsi in un tempo sospeso, quasi festivo. Si respirava un’atmosfera quasi familiare, informale, grazie alla quale il parco è sempre stato abitato anche durante il giorno. Ha contato, naturalmente, anche il fatto che gli spettacoli fossero gratuiti: un modo per avvicinare alla fruizione, senza per questo svalutare il lavoro degli artisti»...
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Carla Parmigiani

