Monteverdi Festival. Intervista al maestro Antonio Greco
Antonio Greco è il direttore che il Monteverdi Festival ha scelto come riferimento stabile dell’edizione 2026. Con il suo ensemble Cremona Antiqua guida tre progetti distanti tra loro per epoca e linguaggio: la prima mondiale in tempi moderni de Le Nozze di Teti e Peleo di Francesco Cavalli, l’opera contemporanea Teodora Imperatrice di Mauro Montalbetti e il concerto Da Legrenzi a Händel, dedicato al compositore bergamasco nel quarto centenario della nascita.
Lo abbiamo incontrato a ridosso delle prove.
Il Festival le affida quest’anno un percorso articolato e coerente: dalla prima mondiale delle Nozze di Teti e Peleo di Cavalli all’opera contemporanea di Montalbetti, fino al concerto sacro dedicato a Legrenzi. È possibile, secondo Lei, creare un’identità interpretativa capace di attraversare universi così diversi mantenendo un filo riconoscibile?
«Il filo conduttore è la parola. All’interno di tutti i concerti c’è la musica vocale e il testo. Ho praticato ed esplorato la musica vocale dalla proto-polifonia e dal gregoriano - repertori che ho frequentato con minor continuità - fino alla musica contemporanea. Ho sviluppato nel tempo una sorta di campionario di come si manifesta l’estetica delle varie epoche, di come i compositori si pongono di fronte alla parola in un arco di mille anni. Le risposte cambiano, ovviamente, perché cambiano le istanze culturali. Eppure c’è sempre un carattere di prossimità fra artisti temporalmente lontanissimi, e penso di aver trovato la (...)».
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Stefano Frati

