

Cultura & Spettacoli
Cultura e società. Accogliere il dissenso, no allo scontro
Libertà di parola
Eugène Delacroix, La Libertà che guida il popolo, 1830. Parigi, Museo del Louvre
L’arte, un linguaggio che provoca senza ferire
Davanti alle immagini di vetrine infrante, edifici danneggiati e strade trasformate in luoghi di conflitto, è difficile non provare un senso di perdita. Le manifestazioni raccontano un presente attraversato da tensioni profonde, nel quale la richiesta di essere ascoltati convive, alle volte, con episodi di scontro e distruzione; lasciando ferite non soltanto materiali. Si colpiscono gli spazi condivisi, la vita quotidiana e inevitabilmente aumenta ancora di più la distanza dai giusti risultati che si vorrebbero ottenere. Ed è proprio in questa distanza che l’arte può proporsi come apertura di uno spazio diverso. Certamente non come soluzione, né tantomeno come alternativa nella quale rifugiarsi dalla realtà; piuttosto come un linguaggio in grado di provocare senza ferire. Appellarsi oggi alla Marianne di Eugène Delacroix, simbolo assoluto della libertà popolare, è – forse – anacronistico e quindi non rappresentativo delle necessità contemporanee. La Storia dell’Arte più recente ci offre esempi certamente più in linea con la nostra realtà sociale. Nel 2009, alla Biennale dell’Avana, l’artista cubana Tania Bruguera realizzò Tatlin’s Whisper #6 , un’opera in cui la libertà di parola, oltreché essere protagonista, diventa vera e propria arte. Il pubblico venne invitato a salire sul palco e a esprimere liberamente i propri pensieri per un minuto, senza censura. Contemporaneamente...
LEGGI IL SERVIZIO COMPLETO SULL’EDIZIONE DI MONDO PADANO IN EDICOLA FINO AL 5 NOVEMBRE OPPURE ABBONANDOTI SU WWW.MONDOPADANO.IT
Alessia Cambiati