A tu per tu con Michela Marzano, filosofa, scrittrice e docente universitaria
Michela Marzano è filosofa, è scrittrice ed è docente universitaria a Paris Descartes. Nel poco tempo che le rimane è anche editorialista per La Repubblica e La Stampa. In queste settimane sta facendo alcune tappe nei licei italiani per presentare il suo ultimo romanzo dal titolo “Sto ancora aspettando che qualcuno mi chieda scusa”. «Sono molto sensibili all’argomento le nostre studentesse - racconta la scrittrice - ma per parlare con loro bisogna essere preparati. Gli studenti non sopportano due cose: l’incompetenza e nemmeno la finzione, vogliono autenticità. Meno male, aggiungerei».
È passata una settimana di grande attenzione mediatica sulla vicenda di Giulia e per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Quanto resta di positivo? Ma non ci sarà qualcuno che si sarà già stancato?
«Peccato che ci sia qualcuno che dica: ancora? Dovrebbero essere le donne a dirlo ogni volta che ce n’è un’altra che viene ammazzata. Loro sì potrebbero dire: ancora? Un’altra vittima? Io cambierei proprio la prospettiva perché è bene che se ne parli, anzi se n’è parlato troppo poco e troppo tardi nonostante tutti i segnali di allerta. Ricordo che il nostro Parlamento ha ratificato la convenzione di Istanbul nel 2013 all’unanimità e si sia impegnato a contrastare con ogni mezzo la violenza contro le donne riconoscendolo come un problema strutturale. Dunque, se è un problema strutturale, ci vorrà del tempo, ma dovrà essere affrontato. Di positivo non saprei, forse è un po’ presto per fare un bilancio, nel senso che bisogna vedere se si continuerà a parlarne…»....
«Peccato che ci sia qualcuno che dica: ancora? Dovrebbero essere le donne a dirlo ogni volta che ce n’è un’altra che viene ammazzata. Loro sì potrebbero dire: ancora? Un’altra vittima? Io cambierei proprio la prospettiva perché è bene che se ne parli, anzi se n’è parlato troppo poco e troppo tardi nonostante tutti i segnali di allerta. Ricordo che il nostro Parlamento ha ratificato la convenzione di Istanbul nel 2013 all’unanimità e si sia impegnato a contrastare con ogni mezzo la violenza contro le donne riconoscendolo come un problema strutturale. Dunque, se è un problema strutturale, ci vorrà del tempo, ma dovrà essere affrontato. Di positivo non saprei, forse è un po’ presto per fare un bilancio, nel senso che bisogna vedere se si continuerà a parlarne…»....
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Paolo Carini

