Per la rubrica "L'altro violino" di Roberto Codazzi
La musica è un linguaggio universale per antonomasia, per cui non ci si dovrebbe porre nemmeno il problema della provenienza geografica e dell’origine degli interpreti. Tuttavia vi sono momenti di particolare valore simbolico e istituzionale in cui ogni Paese è portato a dare il meglio di sé, a rappresentare il proprio “stato dell’arte”, specie se si tratta di Paesi di alta tradizione artistico-culturale, come l’Italia. Rientrano in questo novero i concerti di Natale che ogni anno si svolgono nelle Aule del Parlamento: Senato e Camera. Quest’anno vivaddio abbiamo visto e soprattutto sentito tutti interpreti italiani, dopo anni e anni in cui non si rinunciava a mettere sul podio di un’orchestra italiana un direttore straniero, oppure a integrarla con solisti di provenienza esotica, da una parte per assecondare la vera o presunta vocazione esterofila del pubblico, dall’altra per corrispondere a un diktat della Rai che nelle proprie trasmissioni non rinuncia mai a mettere artisti provenienti dal resto del mondo, meglio ancora se storpiano la nostra lingua, dai tempi di Don Lurio in poi....
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Roberto Codazzi

