Cultura & Spettacoli

Le strade che portano a Crema

Tra il Serio Morto e l’Adda sull’antica via Regina, storie di “Pellegrini, greggi e traditori”

Pietro Terni (Crema, 1476-1553), il primo storico a occuparsi di Crema (Historia di Crema, [1557], edizione a cura di M.Verga, C.Verga, Crema 1964), descrisse il territorio compreso tra Adda, Serio e Oglio in epoca antica come occupato da paludi generate dalle acque delle risorgive e degli stessi fiumi che non avevano un alveo stabile. Di conseguenza il territorio cremasco, fino all’epoca medievale, sarebbe stato scarsamente abitato e non attraversato da vie di comunicazione. In realtà lo storiografo proiettò su tutto il Cremasco una descrizione che valeva solo per la ben più piccola palude del Moso presso cui, nell’ultimo quarto dell’XI secolo, sorse l’abitato di Crema. Quest’idea, però, fu accolta da tutta la storiografia successiva e ancora oggi è molto diffusa. A partire dagli anni sessanta del Novecento i ritrovamenti archeologici, lo studio dei toponimi e soprattutto il riconoscimento delle tracce della centuriazione romana hanno permesso di ricostruire una realtà ben diversa.
Per ‘centuriazione’ s’intende la divisione del territorio fondata su un reticolo ortogonale di vie parallele e perpendicolari dette cardines (nord-sud) e decumani (est-ovest).
Come dimostrato dagli studi di Pierluigi Tozzi a partire dagli anni Settanta del Novecento, l’area in oggetto fu interessata da due centuriazioni: la prima riguardante l’ager cremonensis (cioè il territorio dipendente dal municipio di Cremona) si ebbe durante l’epoca triumvirale (60-33 a.C.) e interessò i suoli fino alla sponda sinistra del Serio Morto. La seconda, di poco successiva, risalente al periodo augusteo (27 a.C. - 14 d.C), relativa all’ager bergomensis, (cioè il territorio dipendente dal municipio di Bergamo) riguardò le terre comprese tra l’Adda e il Serio Morto. Queste imprese agrimensorie dimostrano che il Cremasco non fosse interamente paludoso, ma coltivabile e coltivato...
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Matteo Facchi
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