Intervista a Paola Barbato, tra noir e Dylan Dog
Pare davvero di sapere gestire bene l’impegnativa “sfida” dell’innovazione digitale - con annessa la tanto temuta “incursione” dell’Intelligenza Artificiale - nell’àmbito della Scrittura, Paola Barbato. Molti i temi che l’autrice (fra le guest star dell’edizione 2026 di “Inchiostro”, nonché firma prestigiosa del catalogo della casa editrice “Neri Pozza”) affronterà nel corso dell’incontro di cui domani (sabato 20 giugno, alle ore 12) sarà co-protagonista assieme a Livia Sambrotta: due regine del noir accomunate dalla passione per un genere narrativo che, da tempo ormai, riesce ad affascinare milioni di appassionati (in Italia e non soltanto) ammaliati dal lato dark che si cela dentro ciascuno di noi.
Differenti sono le opinioni circa un argomento (l’Intelligenza Artificiale, appunto) che, dentro il perimetro dell’Arte (Musica, Cinema, Fumetto, Narrativa…), ha già messo il piede con prepotenza. Il suo giudizio, Paola, qual è?
«Non ne ho paura, perché credo che l’Arte (ossia, ciò che il genio umano è in grado di realizzare) sia ben altro rispetto alla sua imitazione (peraltro goffa, quanto meno nella maggior parte dei casi). La capacità di produrre qualcosa di originale e di unico è insita nella nostra natura, che ammette persino l’errore come certificazione di autenticità. Io stessa ho provato a rivolgermi all’Intelligenza Artificiale per la creazione di un testo il cui stile si avvicinasse quanto più possibile al mio: l’esito è stato piuttosto deludente. Per riassumere efficacemente: da una parte la (...)».

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Fabio Canesi

