Cultura & Spettacoli

La città ricomposta

Le forme del vivere: intervista a due voci al sindaco Galimberti e all'assessore Virgilio

Sembra che nel mondo, sicuramente in Italia, ci si sia accorti che uno dei vaccini più potenti contro la pandemia sia il progetto. Non quello formale che odora di speculazione delle inutili primule, e neanche i revival che trasformano deboli idee in clip da effimeri social, ma quello che, come è nel suo significato più vero, guarda lontano nel tempo, costruisce un futuro perchè si è certi che ci sarà e sarà in ogni modo diverso dall’oggi.
Un progetto che guarda anche impietosamente ai tanti disastri che per avidità o stupidità, o entrambe, abbiamo combinato, che studia e rispetta il passato senza nostalgia, come un territorio e un ambiente che necessitano urgentemente di un rammendo gigantesco: il filo per cucire è la modernità, la lucidità, ma anche la magica esaltazione dell’artista che ogni pennellata o tocco di martello ridisegna il mondo, quel mondo che da fantasia nella sua testa diventa piacere ed emozione per tutti.
E così anche a Cremona: è bello vedere che forse si genera una tensione progettuale nel segno che abbiamo appena tracciato. Tanti gli annunci, e i bandi a cui l’amministrazione comunale intende partecipare per ottenere le risorse necessarie alle realizzazioni preventivate, e anche agli studi preliminari spero. Mai come in questi mesi è chiaro che la parte bella è il progetto, il momento in cui tutto si discute, tutto si valuta, e nel sano contrasto le nuvole diventano forme, edifici e oggetti da realizzare. Come in un gigantesco cartone animato (chi ne scriverà la musica? Anche quella ci vuole) fabbricati degradati e vuoti ormai anche di senso si popolano di frotte di lavoranti che ne sanano le strutture e ricompongono le fattezze, e subito dopo si riempiono di gente che li visita, li abita, li usa, riscopre vicoli e grandi cortili come luoghi del corso e dell’incontro. È una città che si ricompone quella che attende il nostro lavoro nei prossimi due decenni? Così dev’essere, e i dubbi li rimandiamo nelle erbacce che si alimentano nel degrado.
Dunque l’idea è quella di mettere mano a tante situazioni, irrisolte da tempo per varie ragioni, che costituiscono dei veri e propri vuoti di vita nel tessuto urbano, o comunque momenti di difficoltà di fruizione....
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Eugenio Bettinelli
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