

Cultura & Spettacoli
La cultura è inclusiva finché la politica non ci mette lo zampino
Il padiglione degli artisti russi alla Biennale di Venezia. Molte le polemiche per la decisione del presidente Buttafuoco di estendere l’invito anche a loro
Lo stesso vale per lo sport L’espressione artistica al di sopra delle piccole meschinità di parte
Sarebbe molto bello se non fosse troppo utilizzato dalla politica, la quale sovente adotta i termini – specie quando sono ad effetto - ma raramente li mette in pratica. Mi riferisco all’aggettivo “inclusivo”, oggigiorno di moda, fin troppo. Da sempre ci è stato detto che la Musica (e l’Arte in genere) e lo Sport sono espressioni inclusive per antonomasia: servono cioè ad annullare i confini, a legare i popoli indipendentemente dalla loro bandiera, dal loro credo socio-politico, dal loro livello culturale. Personalmente è una cosa nella quale ho sempre creduto. I fatti dicono altro, ahimè . Più volte in questa rubrica ho parlato dell’ostracismo che ha colpito i musicisti russi dopo lo scoppio della guerra con l’Ucraina, una realtà orribile che ha penalizzato coloro che hanno scelto di esprimere se stessi attraverso l’arte - dunque con la bellezza e la libertà, non con i cannoni – ma che secondo alcuni vanno discriminati in quanto connazionali di Putin, a prescindere...
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Roberto Codazzi