Cultura & Spettacoli

Ivo Pogorelich, genio, destrezza e (s)regolatezza

Ivo Pogorelich [foto Andrej Grilc]

StradivariFestival: suona Beethoven

Ci sono pianisti che si ascoltano per imparare, altri che si ascoltano per essere travolti. Ivo Pogorelich appartiene alla seconda categoria. Il suo recital, “Il Titano della musica”, nel cartellone dello Stradivari Festival, è interamente beethoveniano.
Nell’Auditoriun Giovanni Arvedi - venerdì 27 febbraio, si ascolteranno, oltre a due Bagatelle, tre celeberrime Sonate vergate dal genio di Bonn: Patetica, Tempesta e Appassionata. Titoli che, nei musicisti e nei musicofili, rievocano canoni interpretativi piuttosto circoscritti. Tre opere che generazioni di pianisti hanno reso familiari, persino “domestiche“. Con Pogorelich nulla di tutto ciò è garantito.
Il musicista serbo, nato a Belgrado nel 1958 e formatosi sotto la guida della pianista georgiana Aliza Kezeradze - poi diventata sua moglie -, è esploso sulla scena internazionale nel 1980, in modo clamoroso: la sua eliminazione al Concorso Chopin di Varsavia spinse Martha Argerich ad abbandonare la giuria in segno di protesta, dichiarando pubblicamente: “Non avete capito nulla, quest’uomo è un genio”. Da allora, la carriera di Ivo ha proceduto per vie oblique, sospesa tra il mito e la provocazione, tra l’ammirazione incondizionata e il fastidio. A un artista così originale e divisivo, per un paragone efficace, può essere accostato un solo nome: Glenn Gould. 
Il critico e musicologo Piero Rattalino, tra i più acuti osservatori del pianismo novecentesco, ha offerto alcune delle analisi più lucide e coraggiose su questo interprete inclassificabile...
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Stefano Frati
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