

Cultura & Spettacoli
Inno alla misericordia
Alessandro Rivali, direttore editoriale della casa editrice Ares
È tornato in libreria "La messa dell’uomo disarmato", libro del cremonese don Luisito Bianchi.
E’ tornato da poco in libreria La messa dell’uomo disarmato, considerato il capolavoro del cremonese don Luisito Bianchi.
L’autore, nato a Vescovato nel 1927, è stato ordinato sacerdote nel 1950. Laureatosi in Scienze Politiche presso l’Università Cattolica di Milano, è stato assistente provinciale e centrale delle Acli. Col permesso del Vescovo, è stato operaio alla Montecatini di Spinetta Marengo, poi benzinaio, inserviente d’ospedale e traduttore. Dal 1976 è stato cappellano del monastero benedettino di Viboldone. È morto a Melegnano nel 2012.
La messa dell’uomo disarmato rappresenta un grande affresco storico della Resistenza: in occasione della sua prima uscita, nel 1989, fu un vero e proprio caso letterario per l’ampiezza della ricognizione storica e per lo stile inconfondibile. Ne parliamo col dottor Alessandro Rivali, direttore editoriale della casa editrice Ares.

Perché rieditare ora «La messa dell’uomo disarmato»?
«Perché è uno straordinario romanzo storico, nel filone della nostra migliore tradizione, che passa da Manzoni a Bacchelli, da Fenoglio a Eugenio Corti. Questo libro ha una capacità indimenticabile di intrecciare le vicende della Grande storia (la caduta del Fascismo, l’8 settembre, l’arrivo dei tedeschi, i bombardamenti) con la Piccola storia dei suoi tanti personaggi: da Franco, il giovane monaco mancato, a Rondine, il senzatetto che parla con i morti dei cimiteri e trova la sua redenzione in montagna con i partigiani. Ed è un libro che ha una scrittura particolarissima, tersa e sognante...
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Mauro Faverzani