Cultura & Spettacoli

«Il rischio vero è che l'uomo imiti la macchina»

Francesco Follo. Un testo che prende la tecnologia sul serio abbastanza da rifiutare le risposte facili

Nessuna generazione nella storia ha avuto accesso a una quantità di informazioni paragonabile a quella oggi disponibile grazie all’Intelligenza Artificiale. Eppure, avverte il recente documento pontificio Antiqua et nova , l’accesso ai dati - per quanto sterminato - non va confuso con l’intelligenza, che «implica l’apertura della persona alle domande ultime della vita e rispecchia un orientamento verso il Vero e il Buono». È su questa distinzione fondamentale che si apre il contributo di monsignor Francesco Follo nel volume “Educazione e nuove tecnologie. La questione dell’umano” (Itaca Edizioni, 2025), curato da Elisa Buzzi e Paola Priori per la collana «Il villaggio dell’educazione». Il libro raccoglie voci eterogenee - esperti di comunicazione, ricercatori in robotica, computer scientist , sociologi, filosofi e teologi - in un dialogo che non cerca di arginare la tecnologia ma di interrogarla: che cosa può fare la macchina e che cosa, invece, appartiene irriducibilmente all’umano? In un’epoca in cui il dibattito pubblico sul digitale si esaurisce troppo spesso nella sola dimensione regolatoria - più norme, più divieti, più algoritmi sorvegliati - il volume sceglie una prospettiva diversa: la formazione della persona, la costruzione di una cultura critica della tecnologia, l’educazione umanistica come antidoto strutturale alla dipendenza passiva dagli strumenti.
Monsignor Francesco Follo, già Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’UNESCO e membro del comitato scientifico dell’associazione di cultura digitale DiCultHer, firma uno dei contributi più filosoficamente densi del volume.
Mons. Francesco Follo
Mons. Francesco Follo
Monsignore, qual è la tesi centrale del suo contributo?
«Quindici anni fa avrei detto che il digitale è solo una tecnologia. Oggi dico che non è solo una tecnologia: è un ambiente. E come ogni ambiente plasma chi lo abita. Questo cambia tutto, a partire dal modo in cui intendiamo l’educazione. Educare non è istruire, non è trasferire contenuti. Educare è introdurre alla realtà totale, espressione di Don Luigi Giussani. Significa formare una coscienza critica e sistematica della vita: dalla cucina all’espressione musicale, dalle scienze alle domande di senso»...
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Stefano Frati
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