

Cultura & Spettacoli
Ricorre quest’anno il 150esimo della nascita di Filippo Tommaso Marinetti, personaggio discusso e fondatore di un movimento che proponeva un rinnovamento d’urto con la tradizione
Il Futurismo e le “scintille” cremonesi”
“Zang Tumb Tumb”, riprodotta anche a Leida, nei Paesi Bassi
Il sogno di Enzo Mainardi, poeta e pittore, le opere di Gino Bonomi e i contatti con Fortunato Depero
Non è certo il caso, né sarebbe possibile analizzare in questa sede l’articolata e complessa attività intellettuale e concreta di Marinetti, svoltasi in molteplice direzioni, il cui fondamento ideologico riposa in numerosi ‘manifesti’ con i quali viene proclamata la necessità di un rinnovamento d’urto, con un capovolgimento radicale e provocatorio sia in tutte le arti sia nei modelli di vita e di comportamento. Manifesti che, nella loro connotazione negativa, potremmo dire iconoclasta, si propongono di distruggere principi fondanti del passato e della tradizione, mentre per quanto riguarda il programma da realizzare - il solo perseguibile nel presente e in prospettiva futura, secondo Marinetti (e i suoi seguaci) - espongono (o impongono?) con toni volutamente aggressivi nuovi principi, alla luce di un modernismo immaginifico, un po’ confuso per i tanti spunti che vi si intrecciano.
LA RIVOLUZIONE DI MARINETTI: QUALCHE NOTA
Le idee di Marinetti hanno radice nel processo di rinnovamento socio-economico in atto in Europa, Italia compresa, conseguentemente all’industrializzazione, al potenziarsi e moltiplicarsi delle fabbriche (si pensi alla Fiat nata nel 1899), con il verificarsi, anche, di movimenti di massa: noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano [ i treni ]; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l’orizzonte, le locomotive dall’ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d’acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aereoplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta: questo si legge nel Manifesto del Futurismo del febbraio 1909, uscito poi in francese su “Le Figaro” a Parigi...
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Renata Patria