

Cultura & Spettacoli
La notte del 7 ottobre 1241, nella zona di Porta Mosa, mentre tentava di dividere “due uomini con armi” fu colpito a morte. Seguirono eventi miracolosi e le campane “suonarono da sé stesse...”
Geroldo da Colonia, venerato a Cremona
La pala d'altare della chiesa di S. Maria Maddalena, con le reliquie del Santo
Da subito oggetto di devozione popolare; figura laica e borghese cara alla spiritualità medievale
Per secoli a Cremona, ogni 7 ottobre, si è venerata la memoria di un personaggio singolare, entrato a pieno titolo nella storia della città pur non essendovi nato né cresciuto. Il suo legame indissolubile con la comunità cremonese nacque infatti nel momento tragico della sua morte.
Si tratta di Geroldo da Colonia, pellegrino vissuto nel XIII secolo, che a Cremona trovò una fine violenta e, considerato da subito santo, divenne oggetto di una profonda devozione popolare.
La ricostruzione della sua vita giunge a noi attraverso fonti agiografiche tarde, tra le quali spicca la cinquecentesca Vita, morte e miracoli del Beato Geroldo . Tali narrazioni vennero sottoposte a un’accurata analisi critica nel corso del Settecento all’interno degli Acta Sanctorum , fondamentale raccolta di fonti storiche sulla vita dei santi della Chiesa cattolica.
L’indagine settecentesca mise in luce la scarsità di notizie documentate sulla sua biografia, motivo che porta a considerare diversi dettagli della sua vita più come topoi agiografici, ossia dei luoghi comuni molto diffusi nella letteratura medievale.
Come spiega lo storico André Vauchez nel saggio La santità nel Medioevo , la Chiesa medievale avvertiva la necessità di darsi dei “parametri certi” per poter distinguere con accuratezza la vera santità dalle figure di falsi profeti o di eretici. Ripetere determinati schemi letterari e biografici ben codificati serviva a garantire l’ortodossia del culto e a offrire un metodo.
Tradizione vuole che Geroldo nacque nel 1201 «[…] in Colonia, potentissima città in Alemagna […]». Il giovane ricevette una formazione profondamente religiosa e impostò fin da subito la propria esistenza sui valori dell’ascesi, della preghiera e della penitenza: «l’orazione e la penitenza furono come le ali che sollevarono Geroldo ai gradi sublimi della santità, e se da fanciullo amava le astinenze, fatto adulto, vestiva un ispido cilicio, riposava sulla nuda terra e si disciplinava a sangue».
IL PELLEGRINAGGIO
Un elemento ricorrente nella tradizione agiografica medievale è spesso rappresentato dall’esperienza del pellegrinaggio. Anche la vicenda di Geroldo si adegua a questa caratteristica: in particolare egli rimase affascinato dal fervore religioso che si respirava nella sua città natale. Colonia era infatti legata sia al culto di Sant’Orsola e delle sue undicimila compagne, sia alle preziose reliquie dei Re Magi, traslate proprio in quegli anni e custodite tuttora nel Duomo...
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Serena Carpaneto