

Cultura & Spettacoli
«Dobbiamo essere sentinelle sociali»
Inaugurazione dell’installazione ‘’Zapatos Rojos’’ (Scarpe Rosse) in occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, Chiostro della Cisterna, Palazzo San Macuto, Roma 25 novembre 2025. [foto ANSA/FABIO FRUSTACI]
Violenza di genere. Passi in avanti sono stati fatti, ma servirebbero maggiore coerenza e concretezza
Mercoledì 25 febbraio alle ore 18, presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in via Bissolati 74 a Cremona si terrà la presentazione del libro “Mai più cosa vostra” – Come spezzare le radici del patriarcato e della violenza maschile, di Ilaria Ramoni e Fabio Roia. Edizioni Frecce Mondadori.
L’evento è in collaborazione con il Comitato per le pari opportunità dell’Università Cattolica, Facoltà di Economia e Giurisprudenza e Facoltà di Psicologia. L’ingresso è libero.

L’evento sarà aperto con i saluti di Francesco Centonze, Professore Ordinario di Diritto Penale, Facoltà di Economia e Giurisprudenza, Università Cattolica del Sacro Cuore e sarà introdotto e moderato da Melania Rizzoli, medica, scrittrice e politica italiana. Interverranno gli autori: Ilaria Ramoni, avvocata, esperta in diritto penale dell’impresa, della criminalità organizzata e delle misure di prevenzione e Fabio Roia, magistrato, Presidente del Tribunale di Milano, accanto a Luca Milani, Professore Ordinario di Psicologia dello sviluppo, Facoltà di Psicologia, Università Cattolica del Sacro Cuore.
Gli episodi di violenza di genere che occupano le cronache non sono fatti isolati, ma l’espressione estrema di un sistema radicato. Sono il volto più visibile di una subcultura che affonda le radici nelle logiche del patriarcato: un potere antico e pervasivo, che si insinua nei linguaggi, nelle abitudini, nei rapporti quotidiani e perfino nelle aule dei tribunali. Ilaria Ramoni e Fabio Roia mettono in luce un parallelismo scomodo ma necessario: quello tra la subcultura patriarcale e quella mafiosa. Entrambe si reggono sul silenzio, sulla complicità, sull’idea che le donne non siano soggetti, ma oggetti da possedere o scambiare. Gli autori ricostruiscono le radici storiche e culturali di questo sistema, mostrando come si rinnovi nelle pratiche sociali e giuridiche, e smascherando i meccanismi attraverso cui il patriarcato continua a riprodursi. Negli ultimi anni non sono mancati progressi, dalle reti dei centri antiviolenza alle normative nazionali e internazionali. Ma resta ancora molto da fare: smontare stereotipi radicati, contrastare la vittimizzazione secondaria, raggiungere comunità che hanno scarso accesso a strumenti di difesa. Soprattutto, serve una nuova cultura del rispetto, capace di insegnare alle giovani generazioni a riconoscere i segni del patriarcato silenzioso e a spegnerne sul nascere ogni rigurgito. Non è soltanto un atto d’accusa, ma un invito a un cambiamento necessario: superare l’eredità della sopraffazione, per restituire alle donne piena autonomia e dignità. Perché il futuro non può che essere fondato sul rispetto e sull’autodeterminazione. Un futuro in cui nessuna donna debba più sentirsi dire: «Sei cosa mia».
Dottoressa Ramoni, “Mai più cosa vostra” traccia un parallelismo tra la subcultura patriarcale e quella mafiosa. Quali riflessioni?
«I punti di contatto sono innumerevoli. Subculture basate sull’omertà’, su un ruolo della donna centrale per la tenuta familiare ma assolutamente non riconosciuto, tranne rarissimi casi, all’esterno dell’ambito domestico...
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Ana Vera Teixeira