

Cultura & Spettacoli
Ciò che resta del viaggio, nel vuoto che ci circonda
Una delle opere in mostra al Museo della Stampa dal 4 al 26 aprile
“Attimi” a Soncino: la mostra di Pernilla Bertagni
Domani, sabato 4 aprile alle ore 17.30 presso il Museo della Stampa di Soncino, (in via Lanfranco), sarà inaugurata un’esposizione di una quarantina di incisioni dell’artista soncinese Pernilla Bertagni. La presentazione sarà a cura di Ilaria Mirani e trasmessa in diretta sulla pagina facebook: @museoStampaSoncino.
Nata a Crema nel 2000, Pernilla Bertagni dopo aver vissuto a Soncino con i genitori, da due anni risiede a Milano per lavoro. Diplomata presso il Liceo Artistico Bruno Munari, ha proseguito gli studi universitari all’Accademia di Belle Arti NABA a Milano e ha conseguito la Laurea Triennale in Scenografia con il massimo dei voti. Durante il triennio ha lavorato a numerosi progetti presso Teatri, Musei e in Accademia, continuando tuttora, la collaborazione con alcuni di essi. La sua pratica unisce progettazione, analisi dello spazio e ricerca sul paesaggio, esplorandone le potenzialità narrative, percettive e compositive, è una scenografa e artista visiva che esplora i paesaggi come spazi emotivi e percettivi. La realizzazione della mostra di Soncino si riallaccia al progetto di Tesi “Attimi” . Attraverso il disegno, la materia e la sperimentazione visiva, indaga il rapporto tra natura, tempo e interiorità trasformando il paesaggio in un luogo poetico dove lo sguardo può sostare e ritrovare senso. I lavori nascono come appunti visivi di un viaggio nel vuoto e nel tempo. Sono studi che cercano l’essenza delle cose, ciò che rimane quando tutto si ferma, ciò che emerge quando c’è spazio per guardare. Sono tracce di un viaggio nel quale il paesaggio non è solo uno sfondo, ma uno specchio che riflette le nostre domande, le nostre attese e il modo in cui stiamo nel vuoto che ci circonda.

«Attimi - spiega Pernilla - nasce come progetto di tesi e prende forma da una necessità personale: indagare il vuoto, inizialmente visto come un blocco, qualcosa che mi spaventava e mi paralizzava. Attraverso il lavoro ho iniziato a entrarci in relazione, a osservarlo e ad ascoltarlo, questo processo mi ha portata a comprenderlo non più come assenza ma come una presenza attiva, uno spazio vivo. Ho capito che senza il vuoto non potrebbe esistere nulla, è una condizione originaria, necessaria, da cui tutto prende forma».
Perché ha scelto la tecnica delle incisioni?
«L’incisione è stata uno dei mezzi che ho utilizzato per esplorare il tema. È nata come una sperimentazione senza un’intenzione definitiva, ma si è rivelata molto affine alla mia ricerca...
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Ana Vera Teixeira