30 luglio, Giornata Mondiale dell’amicizia. Figura simbolo di lealtà, fratellanza e devozione fin dall’antichità: da Oreste e Pilade a Dante e Guido
Una parola - ‘amicizia’ - la cui radice riconduce al termine latino ‘ amicus ’, a sua volta connesso al verbo ‘ amare ’: l’amico, il vero amico ci ama - riamato -, non con fini egoistici, ma con la disposizione di chi vuole disinteressatamente il bene dell’altro.
Attraverso il tempo: amicitia, filìa e altro
A questo termine corrisponde, nella lingua della Grecia antica, quello di filìa , anch’esso collegabile a una parola, filos , che pure significa ‘amico’. In questo specifico contesto etico-culturale, tuttavia, la filìa in un primo tempo non contemplava la differenziazione tra un’idea per così dire ‘egoistica‘ di amore (quello basato sulla concupiscenza) e un’idea altruistica (quello rivolto al bene della persona amata). E’ il filosofo Platone che, nel dialogo giovanile Liside , tenta di definire il concetto per bocca del suo maestro Socrate, senza tuttavia giungere a una definitiva conclusione, ma lasciando aperto il tema.
Sarà poco dopo un altro grande filosofo, Aristotele, che nell’ Etica Nicomachea (335- 322 a. C.) dà un preciso connotato al termine distinguendo, della filìa (che ritiene necessaria alla vita), tre tipologie: quella che tende al raggiungimento del proprio utile, tipica - dice - dei vecchi per la necessità che hanno di qualcuno che gli offra sostegno; quella mirante alla soddisfazione del piacere, propria dei giovani (e qui il discorso sarebbe più complesso); e quella che mira virtuosamente al bene dell’amico. E’ questa la più stabile e rara, e richiede benevolenza reciproca, consapevolezza e una condizione paritaria di uguaglianza.
E’ però solo nel mondo latino che un vero e proprio trattato viene dedicato al tema dell’amicizia: il dialogo filosofico...
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Renata Patria

