I dubbi sulla spedizione dei Mille e la ricostruzione dell'ex magistrato Francesco Mario Agnoli
E’ una sorta di “cold case” ancora aperto, nonostante siano trascorsi 165 anni da quando, nella notte tra il 4 ed il 5 marzo 1861, il battello a vapore “Ercole” naufragò. Morirono tutti, compreso il giovane colonnello Ippolito Nievo, incaricato di riportare dalla Sicilia i documenti amministrativi delle spese sostenute per la spedizione dei Mille. C’è chi parla di un attentato, messo a segno per nascondere i finanziamenti internazionali ricevuti, in particolare dal Regno Unito.
Ha cercato di ricostruire l’accaduto Francesco Mario Agnoli, ex-magistrato e saggista, con il libro I panni sporchi di Garibaldi in Sicilia-Un’indagine giudiziaria sulla morte di Ippolito Nievo , edito da “Il Cerchio”.

Dottore, oggi si può dire con certezza cosa sia successo?
«Non con sicurezza. Ovviamente ho affrontato il problema e spiego le ragioni per cui, come molti autori, opto per il sabotaggio. Verosimile, molto probabile, ma non certo al 100%».
Quale il ruolo giocato da Ippolito Nievo?
«Ippolito Nievo ha dato un importante contributo alla storia del nostro Paese ed all’epica risorgimentale col romanzo storico “Memorie di un italiano” e con la narrazione letteraria della sua presenza fra i Mille, inizialmente come semplice milite, desideroso di distinguersi agli occhi del suo eroe, il generale Garibaldi. Il passaggio al ruolo di amministratore fu dovuto alla non sollecitata scelta del capo di Stato Maggiore della spedizione, che lo affiancò, con funzioni di vice, al generale Giovanni Acerbi, Intendente della Spedizione...
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Mauro Faverzani

