

Cultura & Spettacoli
Cazzullo-Sal Da Vinci: lo snobismo contagia anche i bravi giornalisti
Sal Da Vinci e Aldo Cazzullo [foto Ansa]
All’indomani della vittoria di Sanremo, la triste polemica che sa di pregiudizio
Ogni tanto, tra Bach e Chopin, seguo anche la popular music, ormai lo sapete, non credo ci sia nulla di male, purché si abbiano in testa le giuste gerarchie, nel senso che una canzone di Sanremo e la Nona di Beethoven non sono la stessa cosa.
Però nella vita di una persona anche una cosiddetta canzonetta può avere una grande importanza, evoca ricordi, sentimenti, momenti, passioni, situazioni, amori, ti abbraccia e ti seduce con la tenacia di un profumo. L’importante è non giudicare e guardare le cose con snobismo, che è sempre una brutta bestia, un filtro che oltretutto ti fa correre il rischio di fare delle figuracce.
Per tornare alla mia visione della musica, sono talmente popular che seguo Sal Da Vinci da tempi non sospetti, ovvero da quando ancora non aveva avuto il grande successo con Rossetto e caffè, successo ulteriormente amplificato dalla recente vittoria sanremese. È un bravo cantante con un bel bagaglio tecnico, una ineccepibile intonazione, un timbro gradevole e una bella voce “di testa”, oltretutto vanta una disinvolura di palcoscenico derivata dalle esperienze teatrali vissute con Claudio Mattone e con il grande Roberto De Simone. Vi invito, per chi non la conoscesse, di andare ad ascoltare il brano portato da Sal alla precedente partecipazione sanremese nel 2009, Non riesco a farti innamorare, una canzone di sicuro effetto, costruita decisamente bene, così come Per sempre sì che gli ha dato la vittoria quest’anno e che ha originato un sacco di critiche da parte degli snob di cui sopra...
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Roberto Codazzi