Aveva la capacità di unire simpatia, semplicità e profondità spirituale
C’erano circa 50mila persone, provenienti da 48 Stati, lo scorso 24 settembre a St. Louis in occasione della cerimonia di beatificazione dell’arcivescovo americano Fulton John Sheen, definibile come un autentico fenomeno mediatico.
Per trent’anni, ogni settimana, ha catturato l’attenzione di 4 milioni di ascoltatori col suo programma radiofonico The Catholic Hour , mentre in televisione le sue due rubriche Life is Worth Living e The Fulton Sheen Program hanno superato in ascolti gli show di Frank Sinatra e del celebre comico Milton Berle.
Ma quale fu il suo segreto? Lo chiediamo al dottor Guido Vassallo, che, per conto delle edizioni Ares, ha tradotto e curato in Italia cinque libri scritti dal beato Fulton J. Sheen.
Come riuscì il beato Sheen a catturare tanta audience?
«La sua forza comunicativa si radicava nella sua capacità di coniugare simpatia, semplicità e profondità dottrinale e spirituale. Non era frutto soltanto di un carattere aperto e spigliato. C’era dietro ogni suo discorso, lezione, omelia e intervento televisivo una meticolosa preparazione, come racconta nella sua autobiografia. Preparazione remota, grazie alla solida formazione teologica acquisita negli Stati Uniti, a Lovanio e a Roma, e preparazione immediata di molte ore sull’argomento che doveva trattare. Studiava, organizzava la traccia, la condiva con qualche tocco di umorismo che catturasse il suo pubblico e poi…
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Mauro Faverzani

