Il libro di Ilde Bottoli e Francesco Pinzi
Dieci anni di viaggi, migliaia e migliaia di chilometri in camper su strade - anche le meno battute - per “incontrare” luoghi, innanzitutto, ma anche per fare spazio a domande non retoriche alle quali sono seguite risposte, sovente, non scontate. Scompaiono, man mano, gli ultimi testimoni di chi ha sperimentato in prima persona l’assurda persecuzione, i “Luoghi della Memoria” restano. Vanno difesi, sono lì a ricordarci quanto è successo, non fredde mura, ma mura che custodiscono l’eco di vite rinchiuse, negate e soppresse. Bisogna saper ascoltare. «Entravo ben consapevole di quello che era successo, sentivo il peso e l’emozione di tutto quanto mi circondava e mi sforzavo di capire e di leggere il più possibile».
Con la tenacia di chi affronta una vera e propria “missione”, Ilde Bottoli, curatrice dei testi, e Francesco Pinzi, fotografo, hanno dato alle stampe il volume “1933-1945 Lager Europa. Viaggio nel sistema concetrazionario nazifascista” (CremonaProduce Edizioni), dentro i “campi” di Germania, Danimarca, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Olanda, Belgio, Slovenia, Lituania, Lettonia, Estonia, Francia, Italia e Croazia. In totale, 10 capitoli, più di 450 pagine, 700 immagini (su oltre 10mila scattate) che - come scrive nell’introduzione Gustavo Corni, già professore di Storia all’Università di Trento - “sono state efficacemente utilizzate da Ilde e Francesco in primo luogo come documento, poi come grimaldello attraverso il quale parlare al cuore e alla mente dei lettori”. Una missione, dicevamo, che per Ilde Bottoli ha anche un risvolto personale, come evidenzia la dedica sul libro: “A mio padre, Enzio Bottoli, Internato Militare Italiano Arbeitslager Hiltrop. Miniera Konstantin Der Grosse, Bochum. Kriegsegefangener 12218”.
«E’ stata la spinta iniziale - spiega Ilde -. Mio padre ha sempre raccontato moltissimo di quanto aveva vissuto e sofferto, fin da quando io e mia sorella eravamo bambine e magari, in alcuni momenti, anche un po’ insofferenti ai suoi racconti. Solo dopo mi sono resa conto. Mio padre era stato, inoltre, molto attivo nell’Associazione dei Reduci e aveva ricevuto il titolo di Cavaliere Ufficiale proprio per il suo impegno di testimonianza sugli internati militari. Però, questa sua sofferenza all’inizio mi bloccava e per tanti anni non sono mai andata a Bochum pur sfiorandolo continuamente. Poi in realtà c’era poco o niente. Di lui ho ritrovato le tracce nell’archivio di Bachronsen».
Dalla spinta iniziale ai Viaggi della Memoria realizzati con la Rete delle Scuole, di cui Bottoli è coordinatrice e che riprenderanno quest’anno: «Covid permettendo, il prossimo aprile ne faremo sei: tre al campo di Fossoli e tre a Marzabotto e al Parco Storico di Monte Sole, per un totale di circa mille partecipanti». Nel mezzo i dieci anni di viaggi in camper attraverso l’Europa con il marito Francesco Pinzi, puntando l’obiettivo sul sistema concentrazionario “non affatto circoscritto alle persone considerate di “razza ebraica” ma che ha coinvolto categorie più estese e diversificate di vittime, opera del sistema nazionalsocialista”....
Con la tenacia di chi affronta una vera e propria “missione”, Ilde Bottoli, curatrice dei testi, e Francesco Pinzi, fotografo, hanno dato alle stampe il volume “1933-1945 Lager Europa. Viaggio nel sistema concetrazionario nazifascista” (CremonaProduce Edizioni), dentro i “campi” di Germania, Danimarca, Austria, Repubblica Ceca, Polonia, Olanda, Belgio, Slovenia, Lituania, Lettonia, Estonia, Francia, Italia e Croazia. In totale, 10 capitoli, più di 450 pagine, 700 immagini (su oltre 10mila scattate) che - come scrive nell’introduzione Gustavo Corni, già professore di Storia all’Università di Trento - “sono state efficacemente utilizzate da Ilde e Francesco in primo luogo come documento, poi come grimaldello attraverso il quale parlare al cuore e alla mente dei lettori”. Una missione, dicevamo, che per Ilde Bottoli ha anche un risvolto personale, come evidenzia la dedica sul libro: “A mio padre, Enzio Bottoli, Internato Militare Italiano Arbeitslager Hiltrop. Miniera Konstantin Der Grosse, Bochum. Kriegsegefangener 12218”.
«E’ stata la spinta iniziale - spiega Ilde -. Mio padre ha sempre raccontato moltissimo di quanto aveva vissuto e sofferto, fin da quando io e mia sorella eravamo bambine e magari, in alcuni momenti, anche un po’ insofferenti ai suoi racconti. Solo dopo mi sono resa conto. Mio padre era stato, inoltre, molto attivo nell’Associazione dei Reduci e aveva ricevuto il titolo di Cavaliere Ufficiale proprio per il suo impegno di testimonianza sugli internati militari. Però, questa sua sofferenza all’inizio mi bloccava e per tanti anni non sono mai andata a Bochum pur sfiorandolo continuamente. Poi in realtà c’era poco o niente. Di lui ho ritrovato le tracce nell’archivio di Bachronsen».
Dalla spinta iniziale ai Viaggi della Memoria realizzati con la Rete delle Scuole, di cui Bottoli è coordinatrice e che riprenderanno quest’anno: «Covid permettendo, il prossimo aprile ne faremo sei: tre al campo di Fossoli e tre a Marzabotto e al Parco Storico di Monte Sole, per un totale di circa mille partecipanti». Nel mezzo i dieci anni di viaggi in camper attraverso l’Europa con il marito Francesco Pinzi, puntando l’obiettivo sul sistema concentrazionario “non affatto circoscritto alle persone considerate di “razza ebraica” ma che ha coinvolto categorie più estese e diversificate di vittime, opera del sistema nazionalsocialista”....
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Carla Parmigiani

