Cultura & Spettacoli

Lo Stradivari "il Messia" del 1716 festeggia i suoi 300 anni al Museo del Violino Occasione unica per ammirare il capolavoro

Strumento mitico, per il suo eccezionale stato di conservazione. Vietato suonarlo

«Veramente, signor Tarisio, il vostro violino è come il Messia degli ebrei: lo si attende ancora, ma egli non appare mai». Così fu il violinista francese Jean-Delphin Alard a suggerire il “soprannome” con cui viene oggi riconosciuto uno dei più straordinari capolavori della liuteria mondiale, realizzato da Antonio Stradivari nel 1716: il “Messia”.
Luigi Tarisio, commerciante di strumenti originario di Novara, lo aquistò dal grande collezionista Cozio di Salabue nel 1827, e durantenei suoi viaggi d’affari verso Parigi era solito vantare le qualità uniche di questo strumento dalla particolare vernice rossa perfettamente conservata che nessuno poteva suonare.
Negli inventari di Cozio, conservati nella Biblioteca Civica di Cremona, il violino è descritto come intatto, con un bellissimo suono, rotondo ma forte, lavorato con estrema perizia in ogni dettaglio. Uscito dalla bottega di Stradivari soltanto dopo la morte del liutaio, come molti altri strumenti del maestro, percorre migliaia di chilometri nei suoi primi decenni di vita. Nato a Cremona, arriva in Francia dopo il 1854, dove, proprio per la perfetta conservazione, diventa oggetto di studio privilegiato per i liutai d’oltralpe e influenza profondamente lo stile degli artigiani francesi. A fine secolo arriva in Inghilterra, acquistato dalla liuteria Hill & Sons di Londra, che nel 1939 lo donano all’Ashmolean Museum di Oxford, il più anticop museo del Regno, indicandolo come “modello dal quale i futuri liutai possano imparare”.
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F.G.
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