Il convegno: custodi e ricercatori, la loro attività “è patrimonio per il mondo”

Il saper fare liutario cremonese, arte antica e unica che consente la creazione di strumenti ad arco ammirati in tutto il mondo, è una pratica con caratteristiche e modalità legate ad una manualità e ad una tecnica che vanno preservate”: lo ha ricordato lunedì scorso, durante lo streaming sul canale Youtube del Museo del Violino, il giornalista Giovanni Palisto, aprendo la conferenza dedicata al “Piano di salvaguardia del saper fare liutario cremonese”, un progetto lungo ed articolato, tutelato dall’Unesco a partire dal 5 dicembre 2012. «L’obiettivo di questo incontro - prosegue il conduttore dell’emittente televisiva Studio 1 - è dedicato ai liutai di Cremona e consente di coinvolgere i soggetti coinvolti, locali, nazionali e sovranazionali, impegnati nella valorizzazione nell’aiuto alla liuteria».
Apre il sindaco, Gianluca Galimberti: «Parto da una parola, “consapevolezza”: il saper fare dei nostri artigiani è un patrimonio per il mondo. Raggiungere questa consapevolezza è uno degli obiettivi che ci poniamo. Per questo c’è anche una seconda parola chiave, “comunità”: gli artigiani e i liutai sono al centro di questo percorso. È un aspetto fondamentale perché loro sono i custodi di questo saper fare. Accanto a questa comunità c’è anche la città e le istituzioni che contribuiscono alla vitalità di questo assieme. Ecco perché questo percorso è strategico, importantissimo per tutti. Le terza parola è “mondo”: abbiamo iniziato questo percorso da qualche anno e ci siamo resi conto - oggi lo dimostramo - che questo processo ha una valenza mondiale: sono coinvolte istituzioni locali, la nostra regione, il governo, l’Europa, l’Unesco, istituzione internazionale che ci aiuterà ad usare strumenti e metodologie per valorizzare questo patrimonio costituito dalle università, il Museo del Violino e i suoi laboratori, le botteghe dei liutai».
«La convenzione sulla salvaguardia del patrimonio culturale intangibile - sono le parole di Tullio Scovazzi, professore ordinario di Diritto Internazionale all’Università di Milano Bicocca - intende colmare una lacuna nell’ambito della protezione assicurata dall’Unesco. Ci si è accorti, soprattutto dopo una conferenza sulla Cultura del 1982, che l’Unesco seguiva una visione troppo “monumentale” del bene culturale. Si privilegiava il bene di un genio umano, a scapito della parte collettiva della Cultura. Quei prodotti culturali, cioè, che sono il risultato di un’attività di un popolo, di una comunità. Da questa osservazione è nata l’idea, nel 2003, di includere i beni culturali intangibili. È una convenzione che ha avuto largo successo, includendo la partecipazione di centonovanta Stati....
Apre il sindaco, Gianluca Galimberti: «Parto da una parola, “consapevolezza”: il saper fare dei nostri artigiani è un patrimonio per il mondo. Raggiungere questa consapevolezza è uno degli obiettivi che ci poniamo. Per questo c’è anche una seconda parola chiave, “comunità”: gli artigiani e i liutai sono al centro di questo percorso. È un aspetto fondamentale perché loro sono i custodi di questo saper fare. Accanto a questa comunità c’è anche la città e le istituzioni che contribuiscono alla vitalità di questo assieme. Ecco perché questo percorso è strategico, importantissimo per tutti. Le terza parola è “mondo”: abbiamo iniziato questo percorso da qualche anno e ci siamo resi conto - oggi lo dimostramo - che questo processo ha una valenza mondiale: sono coinvolte istituzioni locali, la nostra regione, il governo, l’Europa, l’Unesco, istituzione internazionale che ci aiuterà ad usare strumenti e metodologie per valorizzare questo patrimonio costituito dalle università, il Museo del Violino e i suoi laboratori, le botteghe dei liutai».
«La convenzione sulla salvaguardia del patrimonio culturale intangibile - sono le parole di Tullio Scovazzi, professore ordinario di Diritto Internazionale all’Università di Milano Bicocca - intende colmare una lacuna nell’ambito della protezione assicurata dall’Unesco. Ci si è accorti, soprattutto dopo una conferenza sulla Cultura del 1982, che l’Unesco seguiva una visione troppo “monumentale” del bene culturale. Si privilegiava il bene di un genio umano, a scapito della parte collettiva della Cultura. Quei prodotti culturali, cioè, che sono il risultato di un’attività di un popolo, di una comunità. Da questa osservazione è nata l’idea, nel 2003, di includere i beni culturali intangibili. È una convenzione che ha avuto largo successo, includendo la partecipazione di centonovanta Stati....
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Stefano Frati

