Le opere oggi sono in gran parte disperse nei musei del mondo, indice della loro qualità
Riprendiamo la panoramica sulle più importanti opere d’arte venete tra le oltre 150 presenti nel Cremasco, con un aneddoto che rende l’idea di quanto la passata appartenenza di Crema alla Repubblica di San Marco sia sentita non solo fra gli studiosi, ma anche a livello popolare. Quando nel 2021 il Comune di Venezia promosse un bando per concedere il patrocinio a progetti culturali che celebrassero i 1600 anni dalla leggendaria fondazione della città lagunare, su 350 eventi accreditati, 18 furono realizzati a Crema. Più di qualunque altra città fra tutte quelle appartenute alla Dominante dal Mar Nero, al Mediterraneo, fino allo ‘stato da terra’!
IL NASO DI UN CONDOTTIERO
Questo lo scherzoso titolo dato da Winifred Terni de’ Gregory al saggio con cui nel 1930 pubblicava il primo studio sul più importante esempio di scultura rinascimentale presente nel Cremasco: il Sepolcro di Bartolino Terni(1518), opera di Lorenzo Bregno (Osteno, 1475/1485 circa - Venezia, 1523). Il monumento funebre è oggi murato nella controfacciata della chiesa della Santissima Trinità a Crema e raffigura l’uomo d’armi cremasco fortemente caratterizzato dal grosso naso (probabilmente era affetto da rinofima). La scultura fu commissionata dalla Repubblica di Venezia per esprimere la propria riconoscenza nei confronti del gentiluomo a cui aveva concesso anche il terreno - dove sorgeva il demolito Castello di Porta Ombriano a Crema - per costruire il palazzo di famiglia, ancora oggi esistente in via Bartolino Terni. Egli aveva servito la Dominante liberando Crema da un assedio nel 1484; come ambasciatore, sopportando anche una lunga prigionia; prestando denaro proprio allo Stato durante i momenti più difficili delle Guerre d’Italia; facendo parte della commissione incaricata di ripristinare le insegne veneziane in città dopo la fine dell’occupazione francese nel 1512. Siccome il trasporto del marmo era molto costoso e Crema è lontana dalle cave, sono molto rare nel Cremasco le sculture lapidee. Questo rende ancor più preziosa l’opera di Lorenzo Bregno, realizzata in laguna e spedita fino alla nostra città...
Questo lo scherzoso titolo dato da Winifred Terni de’ Gregory al saggio con cui nel 1930 pubblicava il primo studio sul più importante esempio di scultura rinascimentale presente nel Cremasco: il Sepolcro di Bartolino Terni(1518), opera di Lorenzo Bregno (Osteno, 1475/1485 circa - Venezia, 1523). Il monumento funebre è oggi murato nella controfacciata della chiesa della Santissima Trinità a Crema e raffigura l’uomo d’armi cremasco fortemente caratterizzato dal grosso naso (probabilmente era affetto da rinofima). La scultura fu commissionata dalla Repubblica di Venezia per esprimere la propria riconoscenza nei confronti del gentiluomo a cui aveva concesso anche il terreno - dove sorgeva il demolito Castello di Porta Ombriano a Crema - per costruire il palazzo di famiglia, ancora oggi esistente in via Bartolino Terni. Egli aveva servito la Dominante liberando Crema da un assedio nel 1484; come ambasciatore, sopportando anche una lunga prigionia; prestando denaro proprio allo Stato durante i momenti più difficili delle Guerre d’Italia; facendo parte della commissione incaricata di ripristinare le insegne veneziane in città dopo la fine dell’occupazione francese nel 1512. Siccome il trasporto del marmo era molto costoso e Crema è lontana dalle cave, sono molto rare nel Cremasco le sculture lapidee. Questo rende ancor più preziosa l’opera di Lorenzo Bregno, realizzata in laguna e spedita fino alla nostra città...
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Matteo Facchi

