Trilok Gurtu, percussionista e compositore, sarà protagonista all'Auditorium Arvedi del Museo del Violino giovedì 4 giugno
Trilok Gurtu è un percussionista, batterista, musicista e compositore indiano, celebre in tutto il mondo per aver unito la musica classica indiana con il jazz, la fusion, e la world music. È uno dei massimi esponenti della musica transnazionale. Fu iniziato alle “tabla” (strumento di percussione indiano) dalla madre Shobha Gurtu, una delle cantanti più famose in India.
Lo abbiamo intervistato, in vista del concerto che si terrà all'Auditorium Arvedi del Museo del Violino giovedì 4 giugno.
Suonare in un luogo dedicato al violino, l’Auditorium G. Arvedi, ha un significato particolare per lei, considerando che nel suo gruppo il violino di Carlo Cantini ha un ruolo così centrale?
«Imparare a suonare e rispettare l’acustica della sala darà un’atmosfera particolare alla musica e anche al pubblico. Non dobbiamo forgiare le nostre dinamiche solo perché la sala è dedicata al violino, dobbiamo essere noi stessi, suonare la musica e rispettarla più dello strumento, prestando attenzione alle dinamiche di ogni strumento. Questa è una sintesi appropriata di ciò che farò in un luogo del genere».
In che modo l’uso dell’elettronica dal vivo, come nel suo Special Project, arricchisce o sfida il suono acustico delle percussioni?
«Penso che se si utilizza qualcosa con saggezza per esaltare la bellezza del suono naturale, questo può rendere più piacevole l’ascolto della musica, però questo non dovrebbe diventare una moda. È come usare un computer: bisogna saperlo usare, non farsi usare dal computer...
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Ana Vera Teixeira

