Massimo Mazzoni. Una vita da fiction. Dall’antiterrorismo e l’antimafia alle missioni in Sud America
Quarant’anni trascorsi nei corridoi più bui dell’Italia repubblicana: prima l’antiterrorismo, poi la criminalità organizzata, l’antimafia, i sequestri di persona, le missioni investigative in Sud America. Massimo Mazzoni ha vissuto esperienze che la maggior parte delle persone conosce soltanto attraverso i giornali o le fiction televisive - alcune delle quali ha contribuito a scrivere, collaborando alle sceneggiature di serie come Rosy Abate e Squadra mobile . Ora, con “Il privilegio del diavolo” (Ronca editore), l’autore romano firma il suo primo romanzo.
Verrà presentato domani, alle 21, nella Rocca Pallavicino-Casali di Monticelli d’Ongina. L’incontro è moderato dal giornalista Roberto Fiorentini.

Partiamo dal titolo: nel romanzo, chi ha davvero questo privilegio? I criminali, l’investigatore o entrambi in modi diversi? E il titolo è nato subito o è arrivato a posteriori, come sintesi di qualcosa che la storia le ha rivelato alla fine?
«Il titolo era l’unica cosa di cui ero certo prima ancora di scrivere la prima pagina. Tutto il resto - i personaggi, gli eventi, il finale - è venuto dopo, ma il titolo era già lì, come un’idea fissa, come il centro di gravità intorno al quale il racconto avrebbe dovuto ruotare. Questo perché il privilegio del diavolo è il nucleo concettuale del libro, non una suggestione decorativa. Nel corso della mia vita professionale mi sono trovato più volte di fronte a persone capaci di attraversare il male senza lasciarne traccia su di sé. Non sto parlando di indurimento o di cinismo acquisito: sto parlando di qualcosa di più radicale, di una struttura interiore che non prevede il rimorso come possibilità. Qualcuno che commette un atto efferato e il giorno dopo mangia, dorme, conversa normalmente...
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Stefano Frati

