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L’intervista - Antonio Giannelli lascia la Prefettura dopo due anni. «Esperienza professionale e umana lodevole. Ma è un arrivederci»
«Venire a Cremona, un dono»
Antonio Giannelli, dal 15 ottobre Prefetto di Foggia dopo aver ricoperto lo stesso incarico a Cremona da ottobre 2024 a ottobre 2026
«Cultura, sport, imprenditoria: in questo territorio una qualità diffusa»
«Devo veramente ringraziare Cremona e i cremonesi per come mi hanno accolto, per come mi hanno aiutato, anche nel mio primo incarico da Prefetto. E’ un qualcosa che non dimenticherò. Io e la mia famiglia siamo stati bene».
Con un ringraziamento che viene dal cuore, Antonio Giannelli si congeda dalla nostra città e dal nostro territorio dove per due anni ha prestato servizio come Prefetto.

Il Consiglio dei ministri riunitosi venerdì 2 ottobre, ha deliberato il nuovo incarico di Giannelli, destinato a svolgere le funzioni di prefetto di Foggia. Un incarico di primissimo livello che testimonia l’apprezzamento per il lavoro svolto a Cremona.
Giannelli era stato designato alla guida della Prefettura di Cremona il 17 settembre 2024 e si era insediato in città nell’ottobre dello stesso anno.
Giurista d’impresa formatosi alla Luiss di Roma, ha lavorato nel settore privato e ha conseguito l’abilitazione forense prima di entrare, nel 1996, nei ruoli dell’Amministrazione civile dell’Interno. Nel suo percorso, anche due incarichi come coordinatore della commissione straordinaria al Comune di Rosarno, sciolto per infiltrazioni mafiose, e la partecipazione nel 2024 alla commissione d’indagine al Comune di Bari.
L’ultima uscita pubblica di Giannelli è stata il 12 ottobre al Teatro Ponchielli per la cerimonia di consegna di 45 Medaglie d’Onore ad altrettanti cittadini residenti in provincia di Cremona che hanno vissuto la drammatica esperienza della deportazione nei lager nazisti e del lavoro coatto durante la seconda guerra mondiale. In questa lunga intervista il Prefetto Giannelli ripercorre questi due anni a Cremona, soffermandosi sui tanti punti di forza di questa comunità e sull’impegno che ciascuno di noi deve mettere in campo per i nostri giovani, «da ascoltare e coinvolgere».
Signor Prefetto, partiamo dalla sua nuova destinazione. Innanzitutto, se l’aspettava? «Normalmente l’incarico è triennale. Ma questo non vuol dire che, in determinate circostanze, possa durare più a lungo, o che possa terminare prima. Io, fino a pochi giorni fa, non avevo avvisaglie che potesse accadere. E, poi non avrei mai immaginato Foggia, una realtà di primo livello. Incominciamo questa nuova esperienza».
Qual è stata la prima reazione della sua famiglia?
«Guardi, sanno com’è il nostro lavoro. Solo che, anche loro, si trovavano molto bene a Cremona. Detto questo, hanno accolto la notizia con soddisfazione perché si tratta di un incarico importante, frutto anche di quanto fatto a Cremona in questi due anni che, evidentemente, è stato notato. E, quindi, adesso i miei familiari dovranno viaggiare in treno (sorride, ndr )».
Entriamo nel merito della sua attività, sicuramente molto particolare e di grande responsabilità. Cosa significa fare il Prefetto?
«Essenzialmente, è un lavoro che richiede la capacità di gestire le complessità: affrontare le questioni, diverse territorio per territorio, cercando innanzitutto di comprendere cosa succede in quel territorio. E, negli anni, ho visto che, a seconda di dove mi trovavo, la ricetta doveva essere diversa. Il mio lavoro, quindi, è cercare di essere un punto di riferimento, di raccordo istituzionale, di coesione istituzionale, fra centro e territorio. Questo è un aspetto fondamentale, considerando anche le nostre competenze, dall’ordine pubblico alla protezione civile, dall’immigrazione alla gestione della sicurezza.
Anche se abbiamo internet e tutti i mezzi di cui disponiamo grazie alla tecnologia, ancora oggi, quando c’è qualcosa, il punto di riferimento è di chi sta lì e conosce le dinamiche del territorio. È un’antica missione...
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