Il generale Giorgio Battisti: «L’obiettivo di Teheran è estendere il conflitto, quello di Trump è di chiuderlo quanto prima»
All’inizio Stati Uniti ed Israele si dissero convinti che bastassero pochi giorni per costringere l’Iran ad arrendersi. Ma il tempo passa e sempre più ci si rende conto che non è così, che forse abbattere la teocrazia di Teheran è impresa più ardua del previsto e che, tutto sommato, ci si potrebbe accontentare di un cambio di regime o di un regime “accondiscendente”. Sull’altro fronte è vero che il regime degli ayatollah non può resistere ancora a lungo, i costi della guerra stanno diventando troppo alti per tutti e forse questo potrebbe preludere a nuove trattative. Che cosa sta accadendo? Lo chiediamo ad un esperto, il generale Giorgio Battisti, che, tra l’altro, ha comandato il Corpo d’Armata Italiano di Reazione Rapida della Nato ed ha partecipato a operazioni in Somalia, Bosnia e Afghanistan.

Generale, all’inizio del conflitto il premier israeliano Netanyahu definì questa una guerra “necessaria”. Ma è davvero così?
«Questo nuovo conflitto, dopo quello dei “dodici giorni” nel giugno dell’anno scorso, dovrebbe portare, secondo il punto di vista israeliano, ad una nuova situazione nella regione del Golfo e mediorientale più in generale; dovrebbe neutralizzare l’Iran, che ha sempre affermato, sin da quando è salito al potere Khomeini nel 1979, di voler distruggere Israele anche tramite i cosiddetti proxy ovvero le formazioni terroristiche alleate che circondano l’area, come gli hezbollah a nord, Hamas sul fianco sinistro, gli huthi e poi le varie milizie presenti in Iraq, che contribuiscono a rendere instabile la regione, anche al di fuori: in questi giorni sono state colpite diverse sedi religiose ebraiche soprattutto in Europa.
Per Israele è quindi una questione “di vita o di morte” ed è questo che ha spinto chi ha indotto il presidente Trump ad avviare questa nuova campagna militare. La volontà di Netanyahu credo che sia quella di arrivare ad un cambiamento definitivo del regime».
Ma è un conflitto destinato a restare regionale oppure potrebbe ulteriormente estendersi?
«Penso che l’obiettivo dell’Iran, che si rende conto di non poter affrontare direttamente con uno scontro simmetrico la potenza di intervento americana ed israeliana, sia quello di estendere il più possibile questo conflitto, al quale ritengo...
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Mauro Faverzani

