

Attualità
Maurizio Martina, politico di spicco del Pd, candidato alla direzione della Fao (di cui oggi è vicedirettore) dal Governo Meloni, interviene su crisi dell’agricoltura italiana, cambiamento climatico e Piano Mattei
«Un esempio per l'Europa»
Maurizio Martina
«Stiamo lavorando tutti insieme a questa proposta italiana. I ministri Lollobrigida e Tajani hanno costruito uno schema aperto e positivo e mi piace pensare che sia anche un buon esempio da offrire all’Europa. Speriamo che l’Europa colga questa novità»
Da oltre cinque anni è Vicedirettore generale della FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, ma a giugno dell’anno prossimo potrebbe essere eletto addirittura alla massima poltrona, attualmente occupata dal cinese Qu Dongyu: stiamo parlando di Maurizio Martina, già ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali nei governi Renzi e Gentiloni.
Esponente di spicco del PD, è ora il governo Meloni a candidarlo alla direzione generale della Fao, ma, ha spiegato il ministro Francesco Lollobrigida, non è questione di bandierine di partito, «è importante capire che stiamo giocando nella stessa squadra». Sempre che la Spagna socialista non si metta di traverso, candidando Luis Planas… Il nome di Martina è però il più autorevole tra quelli emersi a livello europeo, già come Vicedirettore della FAO si è distinto per qualità e competenza e la sua candidatura può contare sul sostegno di tutte le associazioni di categoria nazionali, nonché su quello del mondo agricolo internazionale. «La strada è lunga, ma possiamo farcela», ha dichiarato fiducioso l’europarlamentare del Pd, Dario Nardella.
Per avere un quadro completo della situazione, abbiamo intervistato Maurizio Martina.
Dal Suo osservatorio privilegiato di Vicedirettore della FAO, quali sfide ritiene che siamo chiamati ad affrontare sui temi della sicurezza alimentare e della lotta alla fame?
«Questi anni alla Fao sono stati molti intensi ed importanti, anche perché abbiamo visto in pochi anni molte sfide ed emergenze globali sovrapposte, si pensi al Covid, ai conflitti o all’esacerbarsi delle crisi climatiche, che ci hanno obbligato a ripensare sia il multilateralismo, sia la governance globale dei sistemi agroalimentari. La FAO rappresenta oggi uno dei principali pilastri della cooperazione internazionale e del sistema multilaterale. La sua missione resta invariata: assicurare a ogni persona l’accesso a un’alimentazione adeguata, sicura e nutriente. Tuttavia, il contesto globale è profondamente mutato. Crisi climatiche, conflitti, pandemie e crescenti disuguaglianze stanno ridefinendo la geografia della fame nel mondo. Lo dimostrano dati recenti: a fronte di una popolazione globale in forte crescita e di una produzione agricola aumentata, quasi 800 milioni di persone continuano a non avere accesso regolare al cibo. Le sfide sono molteplici: promuovere politiche agricole sostenibili, tutelare risorse naturali fondamentali, come suolo e acqua, sostenere lo sviluppo di sistemi produttivi più equi e resilienti anche tramite normazione e standard di sicurezza degli alimenti. Negli ultimi anni, la FAO ha progressivamente posto al centro della propria azione la trasformazione dei sistemi agroalimentari. Si tratta di un approccio integrato che abbraccia l’intera filiera del cibo, dalla produzione alla distribuzione, fino al consumo e alla gestione degli sprechi. L’obiettivo è quello di costruire sistemi alimentari più sostenibili, inclusivi e resilienti, in grado di rispondere alle sfide del cambiamento climatico e dell’instabilità geopolitica».
Cosa ne pensa del “Piano Mattei”, promosso dal governo italiano per favorire lo sviluppo dell'Africa all'insegna della cooperazione, senza quella logica predatoria, portata avanti invece da altri Paesi (si pensi, ad esempio, alla Cina)?
«Il Piano Mattei è uno strumento di cooperazione importante a cui noi, come FAO, guardiamo con grande interesse, perché prova a ripensare il rapporto tra Italia, Europa e Africa. L’idea di cooperazione tra pari, centrata sugli investimenti di lungo periodo e sullo sviluppo produttivo, va nella giusta direzione...
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Mauro Faverzani