Approfondimento - Quando piccolo è internazionale: sotto il Torrazzo il maggior numero di imprese e di attività artigianali. A Macerata più occupati. Segni di vitalità dal mercato domestico, ma preoccupa il commercio al dettaglio. L’avanzata dell’e-commerce impone qualche riflessione
«Who can live without it, I ask in all honesty?/ What would life be?/ Without a song or a dance what are we?»/« Chi può vivere senza, domando, in tutta onestà? Cosa sarebbe la vita? Senza una canzone o un ballo, cosa saremmo noi?», cantavano gli ABBA nel lontano 1977.
La risposta a queste domande – cioè che la musica contribuisce a rendere migliore la vita di tutti i giorni e indimenticabili i momenti speciali di essa – in Italia la si conosce da molto più tempo. E’ innegabile infatti che tra il nostro Paese e la musica esista da secoli un legame profondo, culturale e sociale. Basta pensare all’enorme successo riscosso, anche internazionalmente, dalle composizioni di Claudio Monteverdi, Antonio Vivaldi, Giuseppe Verdi o Giacomo Puccini – solo per citarne alcuni. E che dire, più di recente, dei pluripremiati autori di colonne sonore Ennio Morricone e Nicola Piovani e, in generale, di tutti i direttori d’orchestra, complessi popolari, cantanti e musicisti che oggi trasmettono e reinterpretano la tradizione musicale nazionale, con passione e competenza?
Insomma, quando si parla di composizione e di fruizione di opere musicali, il legame con il nostro Paese c’è ed è evidente. Meno noto – ma non per questo meno rilevante – è il fatto che tale legame comprenda anche la costruzione di strumenti musicali.
Di rado infatti questa attività viene menzionata a fianco degli alfieri per antonomasia del made in Italy – le cosiddette “4 A” della manifattura italiana: Automazione-meccanica, Alimentare-bevande, Abbigliamento-moda e Arredo-casa. Certo il contributo dato dalla costruzione di strumenti musicali al saldo commerciale nazionale è di molto inferiore, rispetto a quanto apportano questi quattro settori. Tuttavia, vi è più di un motivo valido per riservare anche ad esso la giusta considerazione. Anzitutto, motivi economici, dal momento che il nostro Paese risulta comunque ben posizionato nelle classifiche internazionali relative all’export di strumenti musicali. Inoltre, questo comparto merita attenzione perché il modo in cui esso si è evoluto, sino all’attuale assetto produttivo, incarna perfettamente ciò che della manifattura italiana è tipico e di valore (netta prevalenza di imprese artigiane di micro dimensioni, ma portatrici di grandi creatività e specializzazione).
Un motivo in più per occuparsene, infine, è il fatto che proprio il Cremonese, quando si tratta di saper costruire e valorizzare sulla piazza internazionale strumenti musicali di alta qualità, ha molto da insegnare a tutti gli altri territori...
La risposta a queste domande – cioè che la musica contribuisce a rendere migliore la vita di tutti i giorni e indimenticabili i momenti speciali di essa – in Italia la si conosce da molto più tempo. E’ innegabile infatti che tra il nostro Paese e la musica esista da secoli un legame profondo, culturale e sociale. Basta pensare all’enorme successo riscosso, anche internazionalmente, dalle composizioni di Claudio Monteverdi, Antonio Vivaldi, Giuseppe Verdi o Giacomo Puccini – solo per citarne alcuni. E che dire, più di recente, dei pluripremiati autori di colonne sonore Ennio Morricone e Nicola Piovani e, in generale, di tutti i direttori d’orchestra, complessi popolari, cantanti e musicisti che oggi trasmettono e reinterpretano la tradizione musicale nazionale, con passione e competenza?
Insomma, quando si parla di composizione e di fruizione di opere musicali, il legame con il nostro Paese c’è ed è evidente. Meno noto – ma non per questo meno rilevante – è il fatto che tale legame comprenda anche la costruzione di strumenti musicali.
Di rado infatti questa attività viene menzionata a fianco degli alfieri per antonomasia del made in Italy – le cosiddette “4 A” della manifattura italiana: Automazione-meccanica, Alimentare-bevande, Abbigliamento-moda e Arredo-casa. Certo il contributo dato dalla costruzione di strumenti musicali al saldo commerciale nazionale è di molto inferiore, rispetto a quanto apportano questi quattro settori. Tuttavia, vi è più di un motivo valido per riservare anche ad esso la giusta considerazione. Anzitutto, motivi economici, dal momento che il nostro Paese risulta comunque ben posizionato nelle classifiche internazionali relative all’export di strumenti musicali. Inoltre, questo comparto merita attenzione perché il modo in cui esso si è evoluto, sino all’attuale assetto produttivo, incarna perfettamente ciò che della manifattura italiana è tipico e di valore (netta prevalenza di imprese artigiane di micro dimensioni, ma portatrici di grandi creatività e specializzazione).
Un motivo in più per occuparsene, infine, è il fatto che proprio il Cremonese, quando si tratta di saper costruire e valorizzare sulla piazza internazionale strumenti musicali di alta qualità, ha molto da insegnare a tutti gli altri territori...
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Redazione Economia - Cersi/Università Cattolica



