Attualità

«Stile autorevole, ma senza imporre»

Intervista alla psicologa Gaia Cuccì: «Oggi si tende troppo a minimizzare e a sorvolare. Monitorare? Costantemente!»

Tragedie come quella di Casal Palocco interrogano non solo sul ruolo e sui contenuti dei social, ma anche sul sistema valoriale di riferimento di parte del mondo giovanile. Che in merito sia urgente dare nuove regole e farle rispettare non ha dubbi la professoressa Gaia Cuccì, psicologa, ricercatrice presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Psychology of adolescence e Counseling nel ciclo di vita.
Sembra a volte che alcuni giovani – pur senza generalizzare – vivano una sorta di mondo senz’etica. È così?
«Guardi, all’inizio l’obiettivo dei social era quello di favorire la socializzazione. Poi si sono diversificati, ciascuno ha acquisito funzioni specifiche, per cui oggi è necessario, affrontando l’argomento, tener conto di molti fattori: le caratteristiche del social considerato, dei giovani che se ne servono, delle loro famiglie, l’utilizzo che ne viene fatto, insomma ci troviamo di fronte ad un paradigma di complessità. Per questo, vi sarebbe probabilmente bisogno di più regolamentazione. Non basta porre un limite di età per l’accesso, occorre educare ad un codice etico, che spesso manca. I giovani di Casal Palocco stavano preparando delle sfide rischiose. Chi è il loro pubblico? Ragazzini, anche più piccoli di loro. Per questo occorre assicurarsi che chiunque pubblichi contenuti su questi social sia responsabile di quel che propone. Ed un ruolo importante in tutto questo ce l’hanno i genitori, la scuola, la comunità, che dovrebbero insegnare alle nuove generazioni ad aver senso di responsabilità».
Ulteriori perplessità ha suscitato il 9 in condotta concesso agli alunni, che avevano sparato pallini di gomma alla testa dell’insegnante, facendone un video col cellulare. Tutto questo è segno di una sostanziale sconfitta del sistema educativo?
«L’aspetto normativo, legato al rispetto delle regole, è da riprendere laddove queste vengano disattese. Mentre in passato probabilmente mancavano dialogo e supporto emotivo, adesso ci stiamo spostando all’estremo opposto, dove prevale un aspetto di minimizzazione. Le più recenti ricerche indicano come stile educativo ottimale, quello autorevole, tanto in casa quanto in classe. A loro volta, le regole (...)».
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Mauro Faverzani
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