Attualità
Maggioranza e opposizione al primo, importante, faccia a faccia dopo la pausa estiva

Scontro frontale

L'aula di Palazzo Montecitorio, in una foto di repertorio [foto Ammendola, Wikipedia]

Nodo Vannacci e diarchia Schlein-Conte, sullo sfondo

La legge elettorale come prosecuzione della guerra politica con altri mezzi. Pure parafrasato, il generale e teorico militare prussiano ha sempre il suo perché. E lo si vede, una volta di più, in relazione al disegno di legge elettorale del destracentro – “Stabilicum” o “Melonellum”, che dir si voglia (a seconda del punto di vista e dell’orientamento politico).Il voto di settembre in Senato sulla modifica della legislazione elettorale vigente mette a nudo l’«ansia da prestazione» della maggioranza e lo stato di fibrillazione interno del “campo largo” senza che la proposta meloniana (anzi…) possa rappresentare un correttivo alla evidente e irrisolta crisi di rappresentanza che viviamo da parecchio tempo a questa parte. Insomma, si tratta dei consueti calcoli di “ingegneria istituzionale”, mentre il Paese reale attende risposte innanzitutto sull’economia, lo sviluppo, il caro vita – e basterebbe citare, al riguardo, la catastrofica impennata dei prezzi del carburante, sospinta dalla crisi di Hormuz, e le tremende proiezioni su quanto le famiglie italiane pagheranno in più per beni e servizi essenziali in questo autunno. Il grande risiko delle regole del gioco conferma, ancora una volta, come le leggi elettorali (e non soltanto in Italia) non si facciano precisamente per decidere come fare scegliere i propri rappresentanti da parte dei cittadini, ma per stabilire chi debba ricevere un “aiutino” decisivo per entrare in Parlamento e andare al governo.
Il nome stesso della riforma (“Stabilicum”…) fa trapelare una delle ossessioni della politica infragilita e sempre meno rappresentativa del nostro tempo: la governabilità. E, tuttavia, dietro l’ennesima promessa di un governo finalmente “stabile” e...
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Il professor Massimiliano Panarari
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