Cgil. Gennari: «Abbiamo sensibilizzato alcuni lavoratori, incontrandoli nei luoghi dove si muovono»
«Questi ragazzi hanno bisogno di visibilità». Sono le prime parole di Giulio Gennari, 35 anni, segretario generale della NIdiL CGIL. NIdiL è l’acronimo di nuove identità di lavoro, definizione sotto la quale finiscono i rider, ma anche altri lavoratori atipici, somministrati e disoccupati. Un giovane che segue dei giovani. Ma il lavoro è complesso perché occorre intercettare lavoratori che, a volte, non hanno alcuna intenzione di farsi conoscere. «La maggior parte dei rider sono stranieri – spiega Gennari – non conoscono il ruolo del sindacato e sono timorosi di farsi avvicinare da persone che non conoscono. Siamo dovuti ricorrere al vecchio metodo del sindacato di strada: incontrare le persone nei luoghi dove vivono e svolgono la loro attività. Molto meglio che convocarli in sede. Alla lunga è una strategia che dà risultati: siamo riusciti a sensibilizzare un gruppo ristretto rispetto alla platea che stimiamo attorno alle 50 unità. Ci hanno raccontato i loro problemi, a cominciare dalla riduzione dei compensi…».

Sembra sia severa la riduzione…
«Direi: drastica. Ma dobbiamo fare i conti con un algoritmo a cui interessa che il servizio di recapito dei pasti funzioni. Se ci sono tanti rider a disposizione, per uno che rifiuta ce n’è un altro che accetta...
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Paolo Carini

