Attualità

Referendum sulla giustizia: le ragioni del Sì e del No

I relatori dell’incontro in Cattolica

Il dibattito nell’aula Magna del campus della Cattolica

Martedì pomeriggio: l’Aula Magna dell’Università Cattolica ospita il dibattito “Verso il referendum costituzionale: le ragioni del sì e del no”. La sala è piena di giovani. Lo nota subito Carlo Maria Grillo - Presidente del Tribunale di Cremona e della Corte d'appello di Trento - con quella punta di soddisfazione di chi ha attraversato cinquant'anni di stagioni giudiziarie e si ritrova ancora a spiegare l'abc del sistema. Al suo fianco, moderati da Giuseppe Monaco, professore di Diritto Costituzionale alla Cattolica - ci sono Marco Ladu (professore di Diritto Costituzionale all’Università telematica eCampus), Lisa Saccaro (Magistrato alla Procura della Repubblica di Brescia) e Angela Maria Odescalchi, avvocatessa e fondatrice del Comitato “SiSepara”.
Grillo attacca subito sul piano della credibilità: quarantotto anni nell'Associazione Nazionale Magistrati, e oggi schierato per il Sì proprio perché, spiega, il Comitato per il No ha diffuso «nel migliore dei casi fandonie, quando non addirittura falsità». Non gliene va giù un'altra: che quel comitato sia stato finanziato con i soldi della cassa comune dell’Anm. Ma vuole subito sgombrare il campo da un equivoco: «Questo non è un referendum sulla giustizia. Non risolverà la lentezza dei processi o la mancanza di mezzi. Non è nemmeno un referendum sullo status dei magistrati». È, invece, una questione di architettura istituzionale. È l’evoluzione della riforma Vassalli, «medaglia al valore della Resistenza, certamente non di destra» e presuppone una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica. Ma finché giudici e pubblici ministeri condividono la stessa carriera, gli stessi corridoi, le stesse correnti associative e lo stesso Consiglio Superiore della Magistratura, quella distinzione rimane sulla carta. «Finché non viene reciso quel rapporto di colleganza tra magistrato giudicante e requirente non si ha veramente un giudice super partes». L'intreccio più preoccupante, secondo Grillo, si trova proprio nel Consiglio Superiore della Magistratura: il fatto che giudicanti e requirenti si ritrovino nello stesso organo di autogoverno genera una reciproca sudditanza silenziosa. Un giudice è consapevole che un Pm potrebbe giudicarlo al Csm, e viceversa. Questo legame, invisibile ma potentissimo, va eliminato...
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Stefano Frati
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