Verso il 2 giugno. Eroe della Prima Guerra Mondiale, fu convinto antifascista
Ferruccio Parri nasce a Pinerolo in una famiglia mazziniana, nel 1913 si laurea in lettere a Torino. Insegna al liceo Parini di Milano e viene chiamato alle armi, combatte sul Carso e sul Piave come sottotenente di complemento, compie atti di grande valore ed ottiene tre medaglie d’argento e due promozioni sul campo che gli permettono di raggiungere il grado di maggiore. A causa delle ferite riportate, nel 1917 lascia la trincea ed è chiamato all’ufficio operazioni del Comando supremo; prepara i piani della battaglia di Vittorio Veneto: elabora una strategia, poi girata dal generale Ugo Cavallero al Maresciallo Armando Diaz, che provoca la breccia nelle linee nemiche sul Piave. Nel dopoguerra riprende ad insegnare, diventa giornalista, appoggia il movimento degli ex combattenti. Nel 1922 entra al “ Corriere della Sera ” in qualità di redattore. Diffonde il suo antifascismo anche nel giornalismo: nel 1924 fonda a Milano “ II Caffè ”, che si affianca alla “ Rivoluzione liberale ” di Gobetti nella denuncia morale e politica del governo fascista. Nel 1925 è costretto ad abbandonare il “Corriere” per essersi opposto all’esproprio fascista: vana la difesa da parte del direttore Luigi Albertini.

IL CARCERE E IL CONFINO
Fino al 1930 diffonde e collabora con la stampa clandestina; intanto aiuta l’espatrio di antifascisti minacciati di restrizioni: nella notte del 12 dicembre 1926, con Rosselli e Pertini, guida la fuga di Filippo Turati, Eugenio Chiesa e Pietro Nenni. Di ritorno dalla Corsica viene arrestato con Carlo Rosselli a Marina di Massa. Al processo il suo avvocato, ricorda le tre medaglie d’argento al valore: Parri lo interrompe: “ Se considero l’Italia attuale, mi vergogno delle mie decorazioni “: sarà condannato a 10 mesi di carcere e 5 anni di confino a Lipari e Vallo di Lucania...
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Anselmo Gusperti

