Crisi in Medioriente. De Leonardis: «L’attacco Usa in continuità col primo mandato di Trump»
Mentre il conflitto in Iran sembra complicarsi, estendendosi dall’ambito regionale ad uno più vasto, che include i Paesi del Golfo e le monarchie arabe, sono sempre di più le incognite e le incertezze sulle cause, sui tempi, sui modi e soprattutto sugli esiti degli attacchi. L’Europa, in un momento tanto difficile, appare esitante e divisa col Regno Unito, che ha consentito agli Stati Uniti di impiegare le proprie basi a Cipro, e la Spagna, che invece ha negato le proprie. Dalla prima guerra del Golfo in poi è stato tutto un susseguirsi di guerre e distruzioni nella regione mediorientale, il che ha comportato, oltre ad un pesante bilancio di violenze e morti, anche la destabilizzazione di quell’angolo di mondo.
Per capirne di più abbiamo interpellato il professor Massimo de Leonardis, ordinario di Storia delle Relazioni e delle Istituzioni Internazionali, nonché di Storia dei Trattati e Politica Internazionale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Professore, all’inizio Israele e Usa han parlato di un “attacco preventivo”: solo un avvertimento o, come pare più plausibile, l’inizio di un nuovo conflitto?
«È la continuazione della politica che Trump aveva già intrapreso durante il suo primo mandato, privilegiando le Monarchie arabe sunnite, a cominciare dall’Arabia Saudita, da sempre storico alleato di Washington. Politica, questa, culminata negli “Accordi di Abramo” del 2020...
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Mauro Faverzani

