

Attualità
Carlo Cottarelli a tutto campo sulla situazione internazionale e la politica italiana
«Niente recessione»
Carlo Cottarelli
«La crisi in Medio Oriente si sente, ma resto fiducioso. E quest'anno il Paese potrebbe crescere dell'1%»
«Continuo a pensare che questa cosa sia certamente fastidiosa, ma non in grado di causare una recessione in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo».
Nella consueta intervista mensile rilasciata a Mondo Padano, l’economia cremonese Carlo Cottarelli parte dal contesto internazionale - la guerra in Medio Oriente e in Ucraina, i dazi e gli effetti di queste turbolenze sulle prospettive di crescita del Paese: «Non abbiamo segni evidenti che stiamo andando in recessione. Anzi, credo che quest’anno faremo più dello 0,5% previsto dal Fondo Monetario Internazionale». Stima subito confermata dai dati dell’Istat, diffusi giovedì 30 luglio, secondo cui, nel secondo trimestre del 2026, il Pil è cresciuto dello 0,2%, il che porterebbe la crescita su base annua allo 0,8%. Alla stessa stregua, pur con un’inflazione al 3,1%, Cottarelli ritiene che la Bce non dovrebe alzare i tassi di interesse: «Pur essendo troppo alta, è dovuta a un fattore contingente come l’aumento temporaneo del prezzo del petrolio, ma non ci sono effetti di secondo giro, cioè non c’è una rincorsa fra prezzi e salari che è quella condizione che dovrebbe suggerire l’aumento dei tassi di interesse. In assenza di questa rincorsa, io non li aumenterei, perché, nel giro di un anno, l’inflazione tornerà al 2%».
Rispetto alla politica italiana, l’economista si dice favorevole a una legge elettorale con le preferenze: «Questo modo di introdurle non è l’ideale perché, comunque, il capolista viene bloccato, ma meglio questo piuttosto che nulla», e si dice soddisfatto dell’iniziativa promossa insieme a Fondazione Einaudi sui programmi elettorali trasparenti: «Ci stiamo avvicinando alle 40mila firme, con una crescita di circa 2mila al giorno. A settembre torneremo a promuoverla ovunque».
Professor Cottarelli, partiamo dallo scenario internazionale che continua a essere piuttosto turbolento, sia in Medio Oriente che in Ucraina. Quale impatto ci dobbiamo aspettare sull’economia mondiale e sulle prospettive di crescita?
«Continuo a pensare che questa cosa sia certamente fastidiosa, ma non è in grado di causare una recessione in Europa, negli Stati Uniti e nel mondo».
La ripresa del conflitto fra Usa e Iran di questi ultimi giorni ha però fatto nuovamente alzare il prezzo del petrolio e dei carburanti alla pompa, tanto che il governo, anche su richiesta delle opposizioni, è nuovamente intervenuto.
«Non sono d’accordo sul taglio delle accise, se non per le cosiddette accise mobili che servono semplicemente a evitare che il prezzo alla pompa aumenti più del prezzo pre tasse. Quindi, si restituiscono pochi centesimi di aumento che deriva dall’IVA. Credo, inoltre, che il governo sia orientato a fare qualcosa di più selettivo, sostenendo soprattutto le fasce della popolazione maggiormente bisognose. Su questo sono d’accordo perché è senz’altro...
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